… e per carità non manchi.

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Il saio indossato dal francescano Pietro Cattani
Il saio indossato dal francescano Pietro Cattani

Nel vasto panorama degli ordini religiosi, gli Ordini Mendicanti hanno avuto un ruolo storico e spirituale molto importante.

I pontefici Innocenzo III e Onorio III, riconobbero, in maniera ufficiale all’interno della Chiesa, alcuni movimenti spontanei che negli anni erano diventati un vero e proprio fenomeno sociale, oltreché religioso. Mi riferisco, in particolare, agli Ordini dei Domenicani e dei Francescani, cui vanno aggiunti anche quelli degli Agostiniani e dei Carmelitani.

La definizione di Mendicanti si deve alla loro idea fondamentale di povertà, che voleva che essi ottenessero il necessario per vivere esclusivamente dalle elemosine e da altre oblazioni in natura. La raccolta delle offerte da parte dei frati mendicanti era – lo è tuttora, anche se ritengo in un’accezione molto più moderna ed estesa – detta “questua“.

A differenza di quanto possa avvenire oggi – che per fare un’offerta è sufficiente digitare un numero di telefono sul proprio smartphone – in tempi passati e per noi lontanissimi, la raccolta delle offerte dei fedeli richiedeva sacrificio.

Vestiti del solo saio, il più delle voltre consumato e cencioso, come direbbe il Manzoni, nei secoli scorsi – parliamo soprattutto del XVI-XVIII – i frati mendicanti andavano in giro per case e per le chiese a fare la questua, muniti di sacco e cassetta, il primo per le offerte in natura (pane, olive, altri alimenti), la seconda per le offerte in denaro.

A questo proposito, voglio mostrarvi un documento che ritengo davvero molto interessante. Risale credo a non più tardi degli inizi del XVII secolo. È un foglietto, intitolato alla DIVINA PIETÀ, che veniva distribuito, contenente l’invito a recarsi innanzi all’ingresso della chiesa “con Sacco e Cassetta per questuare“.

Non sono riuscito a capire esattamente se i destinatari dell’invito fossero persone qualunque oppure soggetti particolari, per esempio appartenenti a una confraternita. Da un lato, sembrerebbe che il “Sig.” (lo spazio accanto veniva evidentemente riempito con il nome dello stesso) cui il foglietto si rivolge, fosse una persona qualunque; dall’altro, proprio l’invito scritto farebbe pensare che si trattasse di qualcuno “più importante”, che sapesse leggere (cosa non comune all’epoca cui ci riferiamo). Inoltre, il testo dice che dovrà trovarsi innanzi alla porta della chiesa con il sacco e la cassetta. Dunque, il soggetto in questione era già munito di questi attrezzi.

Sacco e Cassetta

Il testo completo lo potete leggere anche nel documento riportato nella foto sopra:

DIVINA PIETÀ
Sig.
si compiacerà ritrovarsi
alla Porta della Chiesa
con Sacco, e Cassetta per questuare
e per carità non manchi.

Se qualche amico cultore o anche occasionale lettore avesse ulteriori informazioni su questo specifico documento, può gentilmente illuminarci postando un suo commento.

La questione delle elemosine, come sappiamo, fu molto controversa e, nel corso dei secoli, si arrivò a vietarle totalmente, lasciando il privilegio di chiederla, nei modi consentiti, soltanto agli appartenenti agli ordini sopra menzionati.

Il pericolo che questa pratica si confondesse con l’accattonaggio era – e purtroppo lo è ancora – molto diffuso. Si pose il problema anche Origene (III sec. d.C.), il quale chiedeva a coloro che amministravano le elemosine di essere molto saggi e accorti.

Luciano di Samosata, nell’opera “De Morte Peregrini”, a proposito dell’elemosina dei cristiani, parlando del presunto cristiano Peregrino Proteo, sottolinea che qualsiasi ciarlatano o furfante può truffare gli altri, in questo modo,  diventando ricco.

E oggi, a distanza di secoli, quale persona, religioso o laico, si permetterebbe di truffare le offerte di beneficienza?

Vi lascio con questo dubbio…

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