I tesini e la fortuna dei Remondini

Incisione all'acquaforte, con coloritura a mano. Coll. priv. A. Marzioli.
Incisione all’acquaforte, con coloritura a mano. Coll. priv. A. Marzioli.

Molti amici filiconici conoscono la stamperia dei Remondini di Bassano del Grappa. La loro fu una produzione incredibile (in termini di quantità di immagini prodotte e di libri), allo stesso modo di quanto sia incredibile che pochissimi esemplari di quelle immaginette si trovino, oggi, custoditi nelle nostre collezioni. Chi avesse voglia di ammirarle può sempre recarsi al Museo Biblioteca Archivio del Comune di Bassano oppure può trovarne a Milano, alla Civica Raccolta di Stampe Bertarelli, presente al Castello Sforzesco. In alternativa potete rivolgervi a qualcuno dei fortunati amici collezionisti che possiedono i preziosi esemplari. Che poi, a dire il vero, tanto preziosi non sono.

Si tratta generalmente di stampe realizzate a bulino o all’acquaforte su carta, ma anche xilografie, alcune acquarellate a mano, che riproducono figure bibliche, evangeliche o dei santi più noti.

Per chi non conoscesse la storia, sappia che i Remondini furono  potentissimi, e spietati, imprenditori editoriali che stamparono un’infinita quantità di immagini religiose, senza preoccuparsi molto se si trattasse di soggetti già pubblicati da altri. Sono note in proposito le accuse di plagio che furono rivolte ai Bassanesi da alcuni editori di Augsburg. I Remondini copiarono in maniera spudorata le immagini realizzate da grandi dell’incisione tedesca, come Pfeffel, Engelbrecht e i Klauber, che non ebbero il timore di diffondere in mezzo mondo, grazie alla straordinaria opera dei Tesini.

Chi erano i tesini?

Con questo nome indichiamo i venditori ambulanti di immagini religiose provenienti da alcuni paesi della Valsugana, in particolare Pieve Tesino, Cinte Tesino e Castello Tesino, che attraverso una efficientissima rete commerciale, riuscirono a vendere le stampe dei Remondini da un capo all’altro del mondo.

Precisiamo subito una cosa: non stiamo parlando di santini in senso specifico, ma di immagini devozionali, alcune di dimensioni piuttosto grandi. In genere, il venditore ambulante viaggiava con una cassetta di legno, nella quale erano stipati i fogli stampati con le immagini, che venivano poi tagliate per, o anche, dal compratore.

Il rapporto commerciale che si instaurò fra i Remondini e i Tesini si rivelò molto efficace. Non soltanto per quanto riguardava la vendita in senso stretto, ma anche per ciò che concerneva la scelta dei soggetti. Sono state trovate, per esempio, alcune immagini che presentano ai margini delle annotazioni a penna, con cui i Tesini indicavano dei promemoria, dei suggerimenti su come modificare un soggetto per renderlo più “appetibile” a un determinato mercato.

Ma com’erano organizzati?

Innanzitutto c’erano i capi compagnia, i quali avevano i rapporti personali con i Remondini, dai quali acquistavano direttamente le immagini o le prendevano in conto vendita. Erano sempre costoro che stabilivano il quantitativosceglievano i soggetti, in quanto sapevano a quali mercati erano destinati.

I capi compagnia fondavano dei depositi lungo i percorsi, presso i quali venivano impiegati altri tesini. C’erano poi quelli che svolgevano il lavoro più difficile e più duro: gli ambulanti. Quest’ultimi percorrevano distanze incredibili e trattavano con gli acquirenti, non senza esercitare attività di persuasione. Per esempio, capitava che spacciassero per un determinato santo uno diverso, magari affermando che quella determinata immagine aveva ricevuto una speciale benedizione da questo o quel cardinale.

Vecchia cartolina. Panorama di Pieve Tesino.
Vecchia cartolina. Panorama di Pieve Tesino.

Il discorso sui Remondini e sui Tesini sarebbe molto lungo e complesso e, naturalmente, invito gli amici che vogliono approfondire la conoscenza in proposito a leggere una delle varie pubblicazioni dedicate.

Resta un dubbio da sciogliere: ma se è vero – com’è vero – che i Remondini produssero una sterminata quantità di immagini religiose, come mai oggi se ne trovano raramente? Che fine hanno fatto?

La risposta, da aggiungere a quanto già detto sopra con riferimento alla Raccolta Bertarelli – quest’ultimo, come sappiamo, rilevò il fondo Remondini agli inizi del Novecento – potrebbe essere la seguente: si trovano all’estero. Va detto infatti che i Tesini non commerciarono soltanto attraverso la vendità ambulante, ma consegnarono i loro fogli anche a negozi. Inoltre, molti di essi durante la prima metà dell’Ottocento aprirono, a loro volta, dei loro negozi. È il caso di Giovanni Buffa che aprì un suo negozio ad Amsterdam o di Alberto Marchi che ne aprì uno in Russia, a Pietroburgo e di moltissimi altri, che qui evito di elencare.

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