Tytinillus, il demone degli scrittori

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Chi svolge un’attività legata – a qualunque titolo – alla scrittura, sa che l’errore è sempre dietro l’angolo. È inutile: puoi leggere e rileggere mille volte il tuo testo, che non ti accorgerai di quel pezzo mancante, ma ahimè! importante; e nella migliore delle ipotesi non scorgerai quel dannato refuso, che ti ha fatto scrivere in maniera errata un nome, una data, un codice.

È sempre stato così. Non a caso gli editori più attenti affidano la revisione dei testi e la correzione a professionisti terzi, diversi cioè dagli autori.

Com’è possibile che vi sia sfuggito qualcosa? L’avete guardato centinaia di volte e non avete visto l’errore. Ecco appunto: avete guardato ma non avete visto!

Tytinillus in un’acquaforte del XVII sec.

Forse pochi sanno che la colpa di tutto ciò è di un demone dispettoso, che si diverte a far cadere nell’errore i malcapitati scrittori. Lo faceva con gli amanuensi medievali che, copiando i manoscritti, hanno riportato termini errati, cambiando in alcuni casi la conoscenza esatta di opere e fatti; continua a farlo anche oggi, anche se lo strumento non è più la penna d’oca, ma la tastiera del PC.

Il nome di questo terribile e irritante figlio di Satana è Tytinillus, conosciuto in alcune tradizioni anche come Titivillus, Titifillus, Titinellus, e in altre varianti simili.

Ma cerchiamo di capire come agisce questo demone. Secondo un antico testo risalente addirittura al XV secolo, egli starebbe sempre in agguato accanto al malcapitato scrittore (il significato deve intendersi, in senso lato, come “colui che scrive”), inducendolo con vari, invisibili artifici, a sbagliare:

Littera neglecta, vel syllaba murmure tecta, Fragmina verborum Tytinillus colligit horum

Ovvero, “una lettera dimenticata, una sillaba coperta da un mormorio […] Tytinillus raccoglie i frammenti di queste parole” (la traduzione è mia), che poi spariscono improvvisamente dal nostro testo.

C’è però un modo per combattere il demone ed evitare di cadere nei suoi tranelli.

Il testo, rivolto principalmente ai monaci amanuensi, avverte:

“Canonicas horas, si devote legis, oras.
Tunc orantur horae si corde leguntur et ore […]
Colligit haec Sathanas, si non cum corde laboras

Reciti le tue preghiere quotidiane, se leggi con devozione. Allora le preghiere si recitano se si leggono con il cuore e con la bocca. Satana raccoglie tutto questo, se tu non lavori con il cuore” (la traduzione è mia).

Conclusione, cari amici che ogni giorno lavorate su una scrivania e scrivete i vostri testi, lavorate concentrati e soprattutto fatelo con il cuore.

Che poi è la variante del più volgare: non distraetevi!

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