False reliquie e falsi reliquiari. Indicazioni per un falso perfetto

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Prendo spunto da una discussione sul gruppo FB dedicato di cui sono anche coamministratore. Di recente ho pubblicato le foto di un reliquiario a capsula pendente, sul cui cartiglio si legge il nome di San Francesco di Paola. La discussione è partita dalle opinioni di alcuni membri secondo cui l’oggetto sarebbe falso per una serie di motivi.

Cerco di riassumere quelli più interessanti: il sigillo appare troppo pulito e integro, da far pensare che sia stato riprodotto e applicato di recente; la scritta sul cartiglio appare poco coerente con l’epoca presunta del reliquiario (XIX sec.); assenza dell’attestato di autentica.

Premetto che non sono un collezionista di reliquie/reliquiari. La mia conoscenza di questi oggetti si fonda principalmente sul fatto che appartengono alla grande categoria di oggetti devozionali. Ho perciò avuto modo di esaminarne diversi, anche grazie al mio amico Antonio Scioli, grande collezionista e fondatore del Museo della Religiosità e Pietà Popolare di Castelpetroso, che vi invito a visitare.

Scrivo pertanto questo articolo, per due motivi: il primo è che sarebbe troppo lungo da pubblicare come post e/o commento all’interno della suddetta discussione; e poi perché desidero che possa essere letto, anche se non condiviso, in maniera agevole, da quanti sono interessati all’argomento.

Partiamo dalla motivazione, secondo me, più debole: l’assenza di attestato ecclesiastico che certifichi l’autenticità della reliquia. La maggior parte delle reliquie/reliquiari in circolazione sono prive dell’attestato: essendo un documento cartaceo non è difficile che sia andato smarrito o distrutto. Certo la presenza del documento è un elemento importante, direi fondamentale, ma non essenziale e a volte non probante. Io stesso possiedo attestati, di epoche diverse, che si riferiscono a reliquie di questo o quel soggetto: basta fare l’accoppiamento giusto e il gioco è fatto!

Altra argomentazione: la scritta sul cartiglio è poco coerente con il periodo di riferimento. Ritengo che questa motivazione sia molto valida, in particolare per il tipo di carattere, utilizzato perlopiù nel Novecento. Tuttavia, considerato che il vetro della capsula si presenta rotto sul lato destro, chiunque avrebbe potuto fare (o rifare) il cartiglio e inserirlo proprio da quel punto, finendo “maldestramente” per coprire la reliquia, che è nascosta e quindi non si capisce a quale classe appartenga.

Il dubbio più pesante riguarda il sigillo: secondo qualcuno appare perfettamente integro e pulito (troppo), forse riprodotto con il laser; secondo altri, le nappe del galero, ovvero quei mazzetti di fili che pendono dal cappello vescovile (galero) sarebbero incompatibili con quelle tipiche degli stemmi vescovili che si trovano sui sigilli delle reliquie di San Francesco di Paola, i cui reliquiari apparterrebbero soltanto ai secoli “XVII-XVIII massimo”.
Non so se il sigillo sia una riproduzione al laser, non ho strumenti né competenze per stabilirlo. Certo fa pensare molto il fatto che sia pulito e perfetto. Posso dire di aver visto sigilli su reliquiari antichissimi di uguale perfezione. E non credo fossero tutti falsi (alcuni muniti del famoso attestato). Quanto alle “nappe del galero” credo che occorrerebbe l’opinione di un esperto di araldica ecclesiastica. E comunque non mi risulta che i reliquiari relativi a San Francesco di Paola siano (o debbano essere) esclusivamente dei secoli XVII-XVIII. Come molti sanno, la maggior parte dei reliquiari a capsula che conosciamo sono riferibili ai secoli successivi, XIX e XX.

C’è infine chi ha avanzato anche il dubbio che il reliquiario sia stato “invecchiato” ad arte. Ebbene, non so dove si possano acquistare o trovare capsule in ottone settecentesche/ottocentesche, con tanto di appicagnolo verticale. Ciò non toglie che il falsario ne abbia potuto utilizzare qualcuno vuoto, magari già usato per altra reliquia e rovinato.

Detto ciò, non ho intenzione di dimostrare che l’oggetto in mio possesso sia autentico. So benissimo che circolano, soprattutto sul web, reliquie e reliquiari falsi. Ma vorrei esprimere alcune considerazioni.

1) La maggior parte delle reliquie di prima classe esistenti non sono autentiche, nonostante sigilli e/o attestati. Ho visto attestati che certificavano denti di Santa Apollonia (quanti ne aveva?) e ossa di questo o quel santo; per non parlare di documenti che attestano gocce di latte della Vergine, sacro prepuzio di Cristo, sangue di Cristo e, ovviamente, pezzi della Croce dove fu crocifisso Nostro Signore.

2) Come ho avuto modo di dire più volte, il collezionista è attratto dal reliquiario, non dalla reliquia. Ciò che motiva il collezionista, più della presunta reliquia, è il contenitore, il suo formato e le decorazioni presenti all’interno. Non a caso, i collezionisti preferiscono i reliquiari metallici o lignei alle bustine di carta.

3) Da studioso di iconografia devozionale, mi auguro che il reliquiario – unico pezzo – in mio possesso sia davvero un falso, così da esibirlo in qualche convegno.

In conclusione, penso che la reliquia contenuta sia falsa, come la maggior parte delle reliquie. Quanto al reliquiario, ritengo che chi l’ha realizzato abbia dovuto impiegare non poco del suo tempo. Accettando come valide tutte le considerazioni sopra descritte, l’autore del falso ha dovuto, nell’ordine:
– procurarsi una capsula in ottone, misure cm 3,5 x 5, e invecchiarla (graffi, ammaccature, etc.);
– levigare il vetro per ottenere forma e misura adatte;
– procurarsi fili argentati e dorati per le decorazioni attorno alla reliquia incollata al centro, applicarli con perizia sulla base coperta di stoffa di velluto, evitando che si stacchino facilmente, vista la loro forma “a molla”;
– forare la teca nella parte interna per far passare i fili serici (o di altro materiale);
– realizzare e applicare il falso sigillo su cera lacca, magari con l’impiego del laser.

Tutto questo, per poi vendere sul mercato il manufatto per alcune decine di euro. Tanto l’ho pagato.

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2 risposte

  1. Hermann

    ho letto l’articolo equilibrato e completo della descrizione di quanto si è precedentemento detto nei commenti al post. Su una cosa non concordo in pieno, sull’inutilità di realizzare una falsa reliquia, che comporta un certo impegno di lavoro e tempo, per lucrare poche decine di euro. Non è proprio così
    Oggi il web ci ha dato la possibilità di vedere ed entrare in contatto con migliaia di possessori e custodi di reliquie, cosa impensabile fino a 20 anni fa.
    In società ancora a maggioranza cristiane e con la Chiesa che custodiva la tradizione in tutte le sue forme, e che trasmetteva questa custodia anche ai fedeli, la repoeribilità delle reliquie era difficile e le occasioni di entrarne in possso rare se non per lasciti o doni.
    per cui realizzare reliquie poteva essere una attività lucrativa, specie se si era in contatto con persone benestanti desiderose di entrarne in possesso. bastava realizzare la reliqua del santo onomastico della persona a cui la si offriva in vendita.
    I pendenti in ottone o altro metallo si ossidano facilmente, mentre i paperolles interni un tempo si acquistavano già fatti nei negozi di merceria. paradossalmente la cosa più difficile era realizzare il cartiglio e per questo è uno dei segni più evidenti della falsificazione. Mai in una reliquia autentica il cartiglio avrebbe nascosco il “segno” devozionale. In questo caso lo fa, ed è un importante motivo di dubbio. Il sigillo non solo è troppo definito ma è la ceralacca a lasciare perplessi per consistenza e colore, realizzata con sostanze sintetiche non presenta difformità, segno di bruciatura, porosità tipiche della ceralacca d’epoca.
    Poi c’è il complesso discorso sulla autenticità reale delle reliquie e sulla loro devozione. ma è cosa complessa. Comunque ogni reliquia storica è in se “autentica”.

  2. Nico Louis

    Grazie per l’articolo dettagliato.
    Alcune osservazioni costruttive:
    È vero che per la maggior parte delle reliquie il documento di autenticità è andato perduto.
    Molte reliquie oggi presenti sul mercato provenivano in origine da chiese, conventi o istituzioni religiose che nel frattempo non esistono più. In questi casi i documenti sono spesso scomparsi.
    Di conseguenza, è soprattutto il sigillo a garantire l’autenticità della reliquia.
    Per quanto riguarda l’originalità di alcune reliquie, condivido anch’io alcune perplessità, come nel caso del prepuzio di Gesù o del latte della Vergine Maria.
    Tuttavia, per le reliquie della Santa Croce, la questione dipende molto spesso dalla descrizione presente nella teca:
    si tratta realmente di un frammento del vero Legno della Croce, oppure di una reliquia da contatto in legno.
    Se si sommano tutti i piccoli frammenti realmente provenienti dal Santo Legno, ciò rimane perfettamente possibile: la quantità totale non è affatto così grande.
    Evitiamo quindi di ripetere affermazioni fuorvianti che per secoli sono state diffuse in modo polemico dall’ambiente protestante.
    Per quanto riguarda le teche, nella maggior parte dei casi esse sono originali ma vuote; i falsari falsificano quindi soprattutto il contenuto, non il reliquiario stesso.
    Alcune false reliquie vengono inoltre vendute non per poche decine di euro, ma per diverse centinaia di euro.
    Su eBay ne sono state vendute persino per alcune migliaia di euro.
    Ho inoltre constatato che molte di esse provengono originariamente dalla Bulgaria.
    Il costo del lavoro e i salari sono lì molto più bassi, il che rende questo tipo di attività, secondo gli standard locali, una vera e propria attività redditizia.
    In questo caso specifico il sigillo è effettivamente di fabbricazione moderna.
    Talvolta vengono anche riutilizzati sigilli antichi autentici.
    I venditori risultano quasi sempre “italiani”, talvolta operanti direttamente o indirettamente tramite la Bulgaria.
    Su piattaforme come Catawiki, i venditori fraudolenti sono facilmente riconoscibili:
    sono sempre gli stessi nomi, con le stesse tipologie di reliquie e con gli stessi sigilli moderni realizzati secondo identici modelli.

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