Quando si parla di santini merlettati il riferimento storico sulla loro produzione è la Francia, con i numerosi editori parigini concentrati nel quartiere di Saint-Sulpice. In realtà Parigi condivide il primato con un altro importante centro di produzione di immaginette, che fu Praga.

Chi furono i primi a stampare “pizzi a stampa”, se i praghesi – in particolare Hoffmann e Rudl – o i parigini – e qui spiccano nomi importanti come Basset e Dopter – sarebbe un argomento da approfondire, magari con un altro post. Di sicuro c’è che la produzione delle immaginette traforate a punzone, i cosiddetti canivets meccanici, a partire dalla metà dell’Ottocento, fece la fortuna dei produttori francesi di Saint-Sulpice.
E in Italia? Il nostro paese, dal punto di vista filiconico, non è certo famoso per i santini merlettati. Anche da noi il mercato fu invaso, a un certo punto, da questa tipologia; ma si trattava, per lo più, di immaginette realizzate nei paesi stranieri, in primis Francia e Germania, e poi importate in Italia da editori locali.
Non è difficile infatti trovare pizzi e merletti stampati oltralpe e rivenduti da piccoli editori locali italiani. Osservate, per esempio, questa immaginetta con i bordi traforati a punzone (merlettata, se preferite): come potete leggere sul recto è stata pubblicata dall’editore Franz Schemm di Norimberga nella seconda metà dell’800 (vedi immagine sopra). La didascalia è in lingua tedesca.

Se guardiamo il verso però notiamo che una parte del testo è scritta in italiano, il che rende evidente che essa era destinata al mercato nostrano. E la conferma di ciò è data dall’indicazione sul margine inferiore del rivenditore italiano, l’editore torinese Antonio Frojo.

Diverso è il discorso di una produzione propriamente italiana di merlettati. Come accennato più volte, gli italiani non si sono certo distinti per questo tipo di immaginette: conosciamo degli esempi, in tal senso, come alcune produzioni firmate Bertarelli o della Santa Lega Eucaristica. Ma nulla di particolarmente straordinario.
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angela rotundo
interessante grazie
Gianluca Lo Cicero
Mi piace ricordare anche la Leonardi di Torino che acquisì è ristampò molti canivet meccanici della Bouasse Lebel.