Quest’anno ricorre l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi. Appena terminato il giubileo indetto un anno fa da Papa Francesco, il suo successore Leone XIV ha indetto un anno speciale – dal 10 gennaio 2026 al 10 gennaio 2027 – per ricordare l’evento, con la concessione di un’indulgenza plenaria. Ovviamente, nel corso dell’anno si moltiplicheranno gli appuntamenti e i festeggiamenti in onore del Santo Patrono d’Italia.
La precedente ricorrenza, ovvero il VII centenario, cadde nel 1926, anno in cui l’Italia visse quel periodo storico noto come “ventennio fascista”. Mussolini – ateo della prima ora – celebrò con grande spirito nazionalista la figura del Santo di Assisi come “il più Santo dei Santi” nonché “il restauratore della religione di Cristo“, con ciò alludendo a se stesso che, come San Francesco, appariva il restauratore della Patria. Un sacerdote, Paolo Ardali, pubblicò un’opera dal titolo “San Francesco e Mussolini“, mettendo a paragone le virtù dei due personaggi: celebrando le virtù del Santo esaltava le imprese del duce.
La considerazione particolare che il duce d’Italia ebbe per il Santo Patrono che, ricordiamo, fu proclamato tale insieme con Santa Caterina da Siena, proseguì anche quando il regime stava per avviarsi al tramonto. Mi riferisco al periodo della cosiddetta Repubblica Sociale Italiana, voluta dall’alleato Hitler, da settembre 1943 fino ad aprile 1945.
Una cartolina di propaganda del Regime, ha come illustrazione proprio un’immagine di “San Francesco d’Assisi Patrono d’Italia”, con a lato la preghiera che, tuttavia, è rivolta al Signore, e non al santo. Il testo potete leggerlo comodamente ingrandendo l’immagine. Voglio sottolineare soltanto il verso seguente:
“FA, O SIGNORE che chi guida la Repubblica Sociale Italiana possa portare degnamente a termine il suo compito per l’avvenire e la grandezza della Patria.”
Inutile dire a chi è riferito il verso.
Sul verso della cartolina il giuramento alla RSI: “Giuro di servire e di difendere la Repubblica Sociale Italiana nelle sue istituzioni e nelle sue leggi, nel suo onore e nel suo territorio, in pace e in guerra, sino al sacrificio supremo. Lo giuro dinanzi a Dio e ai caduti per l’unità, l’indipendenza e l’avvenire della Patria“.
Come sia andata a finire, lo sappiamo troppo bene. Dopo aver trascinato l’Italia in battaglie dall’esito scontato, le folli aspirazioni del duce si conclusero nella triste guerra fratricida.
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