Simonino di Trento. Il caso del bambino divenuto santo per errore

La sera del 23 marzo 1475 un bambino di due anni, Simone, figlio del conciapelli Andrea Unferdorben, scompare a Trento. Dopo due giorni di ricerche, viene ritrovato morto presso un canale, vicino un quartiere abitato da ebrei. Era il giorno di Pasqua e la comunità trentina, guidata dal Vescovo Giovanni Hinderbach, principe del territorio – Trento era allora uno stato ecclesiastico – accusa i suddetti ebrei di omicidio rituale. In pratica, gli accusati avrebbero ucciso il bambino allo scopo di utilizzarne il sangue da impastare con il pane azzimo durante la Pesach, la Pasqua ebraica.

Durante le indagini, tutti gli accusati si difendono parlando di disgrazia e non di delitto. Fra essi c’è anche un medico, tale Tobia, il quale fa notare che il bambino è gonfio a causa dell’annegamento nella roggia dov’era caduto e presenta ferite da urti e non da tagli o o altre torture e, in particolare, che la ferita al membro fosse dovuta a una lacerazione provocata da un rovo e non da una lama. A questa versione si contrappone quella dei medici nominati dal Podestà, secondo i quali il gonfiore non poteva essere dovuto alla pochissima acqua presente nello stomaco della vittima, mentre le ferite erano compatibili con pratiche di tortura.

Il processo fu presieduto dal Podestà, nominato dal principe Vescovo, entrambi convinti da subito della colpevolezza degli ebrei. Va detto che l’allora Pontefice Sisto IV aveva espresso la sua opposizione verso la condanna degli imputati. Alcuni avevano confessato, ovviamente sotto tortura. La sentenza fu di condanna con conseguente morte dei colpevoli.

Nonostante la contrarietà dimostrata durante il processo di Papa Sisto IV, nel 1588 il successore, Sisto V, ammise il culto concedendo un’indulgenza plenaria a coloro che si fossero recati in pellegrinaggio presso il suo corpo nel giorno a lui dedicato, ovvero il 24 marzo. Al processo di canonizzazione furono portate prove di diversi miracoli operati dal bambino, martire di un rito ebraico che, prima, aveva colpito altri santi bambini, come San Guglielmo di Norwich, San Riccardo di Pontoise e il piccolo Sant’Ugo di Lincoln.

Il culto si diffuse presto in tutta Europa. Le due incisioni che vedete qui ne sono una chiara dimostrazione. Fanno parte di due calendari dei santi pubblicati entrambi agli inizi dell’Ottocento.

Nel 1965, la Chiesa, dopo un processo di revisione voluto anche dall’Arcivescovo di Trento Alessandro Maria Gottardi, decise di sopprimere il culto a San Simonino e ordinò l’eliminazione delle reliquie, a cominciare dal corpo che dopo un’autopsia si rivelò essere di un bambino di sette anni (evidentemente il corpo era stato sostituito). Un modo per dire: scusate, ci siamo sbagliati.

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  1. Mario

    Interessante. Proprio in agosto ho ammirato nel museo del capitolo di San Candido una statua lignea del XVIII secolo di Simonino di Trento.

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