Sono contento che una rivista di respiro internazionale come Theory and Criticism of Literature & Arts, che si pregia del contributo di studiosi appartenenti a diversi Paesi, ospiti il mio articolo sull’iconografia di San Domenico Soriano e del suo storico santuario.
Lo dico per soddisfazione personale, ma anche come calabrese che nutre la speranza che la sua terra di origine possa essere apprezzata non soltanto per il mare e il peperoncino, ma anche per la sua arte e la cultura.
Pochi sanno, e fra questi era anche il sottoscritto fino a qualche tempo fa, che fra i secoli XVII e XVIII, Soriano Calabro fu tra i luoghi sacri più frequentati dai pellegrini provenienti dall’intera Europa e oltre. Artisti, celebri e non, hanno immortalato per sempre il ritratto del Santo che fece tanti miracoli. Un incisore, I. H. Störcklin, agli inizi del 1700 realizzò un’incisione – fino ad oggi ignota – che mostra come appariva agli occhi dei suoi visitatori il grandioso complesso monumentale.
Fino a quando un triste evento, un sisma pari all’undicesimo grado della scala Mercalli (più o meno oltre il 7.0 della scala Richter) lo distrusse quasi del tutto, decidendo che San Domenico Soriano dovesse sparire dalla memoria storica e religiosa.
Chi volesse leggere l’articolo può farlo liberamente sulla pagina della rivista, sul sito dell’ISFiDa (Institut d’Estudis Filològics Dantescs i Digitals Avançats) al seguente link: https://www.isfida.eu/vol-9-nr-3-2025
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