Il gatto nell’arte devozionale. Il mio articolo sul n. 4 di TCLA

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Come ben sanno i collezionisti, l’iconografia devozionale è ricca di soggetti sacri “accompagnati” da animali: dal lupo (e altri animali) di San Francesco d’Assisi al cane di San Rocco, passando per cervi, cavalli, leoni, cammelli e chi più ne ha ne metta. Fra gli animali raffigurati, uno risulta sicuramente molto particolare, non per la sua popolarità (chi non lo conosce!), quanto per la rara presenza nelle rappresentazioni sacre e/o devozionali.

Sto parlando del gatto. In tanti anni di collezionismo, posso dire di aver osservato molto raramente raffigurazioni devozionali con all’interno il caro felino. Eppure, come accennato, i nostri felini sono animali popolarissimi, lo sono stati in passato come lo sono ancora oggi. Ma allora come si spiega tale circostanza?

Nel numero 4 di TCLA (Theory and Criticism of Literature & Arts), la rivista internazionale edita dalla casa editrice PIGOUCHET di Parigi, alle pagg. 200-218, il mio saggio tratta proprio della particolare presenza del gatto nell’iconografia devozionale. Particolare perché, a differenza di altri, il nostro animale non compare come attributo di questo o quel santo, ma vive un ruolo autonomo, spesso nell’accezione negativa del Male.

Chi volesse leggere l’articolo può farlo liberamente sul sito di ISFIDA Chi invece volesse acquistare la copia cartacea può ordinarla seguendo le indicazioni sul sito stesso.

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