Quanto è grande l’Inferno e quanto dista dalla Terra

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In passato, alcuni scienziati, o pseudoscienziati, non si sono limitati a confermare l’esistenza dell’Inferno – inteso, in senso teologico, come quel mondo buio e sotterraneo dove le anime disperate non possono godere della visione di Dio – ma l’hanno identificato come un luogo fisico, geograficamente individuabile.

Rutilio Benincasa, da Cosenza, fu astronomo e astrologo, vissuto fra la metà del Cinquecento e gli inizi del Seicento. Di lui si conosce poco e in particolare il suo Almanacco perpetuo (la prima edizione risale al 1582) opera molto nota anche per le sue numerose e aggiornate ristampe a cura di un altro calabrese illustre, Ottavio Beltrano (1598-1654). L’edizione in mio possesso è datata 1720 e fu stampata dalla tipografia di Giovanni Antonio Remondini di Bassano, aggiornata con la quinta parte dedicata all’Aritmetica.

Nel Trattato Sesto – Della Prima Parte dell’Almanacco Perpetuo, l’astronomo ci informa che l’Inferno «dove stanno i dannati» è a forma di sfera e si trova al centro della Terra. Sopra di esso si trova il Purgatorio e quindi il Limbo. Secondo i calcoli del Benincasa l’Inferno ha una circonferenza pari a 7873 miglia, che corrispondono a circa 12.670 Km, con una larghezza/altezza di 2.505 miglia (circa Km 4.031).

L’autore dell’Almanacco indica infine anche la distanza che esiste fra la Terra e l’Inferno: secondo i calcoli dell’astronomo essa sarebbe di 3.758 miglia, ovvero di 6.048 chilometri.

La porta dell’Inferno. Incisione tratta dal Christeliicken waerseggher

Ma se l’Inferno è un luogo fisico, dovrebbe esservi anche un ingresso – la cosiddetta “porta dell’Inferno” di dantesca memoria – e, volendo, anche una strada per raggiungerlo. Né Rutilio Benincasa, né Beltrano scrivono nulla in proposito, evidentemente perché ignoravano queste informazioni; oppure perché non erano propriamente convinti che la sfera di fuoco che brucia al centro della Terra ospitasse realmente i dannati. Dobbiamo tener ben presente che entrambi gli autori vissero in epoche dominate dall’Inquisizione. Non è un caso che il Proemio di Rutilio Benincasa nelle prime pagine del volume si conclude con l’avvertimento per il lettore «che in quest’Opera intendo osservare quanto si comanda ne le Regole dell’Indice Romano, & Bolla di Sisto Quinto, sottomettendomi sempre humilmente al giogo della Santa Madre Chiesa Romana».

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