Aiuto! Si mangiano i santini…

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Nell’immagine sopra, gli effetti di un “pranzo” di lepisma saccaharina.

Vi è mai capitato di sfogliare il vostro raccoglitore di immaginette, dopo un po’ di tempo, e scoprire che qualcuno ha rosicchiato parte del bordo o anche la figura rappresentata? Lo spiacevole inconveniente è molto più frequente di quanto non si creda: gli animali ai quali piace mangiare la carta sono diversi, ma per fortuna non tutti popolano le nostre abitazioni. Vediamo quali sono.

Alcuni degli animali che potenzialmente potrebbero pranzare con i nostri santini sono i seguenti: il lepisma saccharina, il pidocchio della carta, le termiti, le tarme, i tarli. Tutti appartenenti al mondo degli insetti, ai quali potremmo aggiungere anche i topi. Qualcuno starà sorridendo e magari dirà che in casa sua certi ospiti – soprattutto gli ultimi menzionati – non sono mai entrati.  In effetti non è facile oggi che un topo entri nello studio di casa, anche se non direi sia del tutto impossibile, soprattutto per chi abita in campagna.

Molto più probabile è invece che qualcuno degli insetti sopra elencati faccia visita alla nostra libreria e ahimè! alle nostre adorate collezioni di immaginette. E se dovesse accadere, i danni provocati sarebbero irreparabili.

Il lepisma saccharina, per esempio, meglio conosciuto come pesciolino d’argento è un frequentatore assiduo dei nostri ambienti, nei quali trova il suo habitat naturale: umidità e temperatura mite sono le condizioni ideali per questo roditore di carta.

Meno probabile, ma non per questo impossibile, è trovare il pidocchio della carta o del libro (nome scientifico Liposcelis divinatorius) che ama nutrirsi dei funghi presenti sulla carta e delle colle organiche. Sembra che una temperatura superiore ai 30°C lo renda inoffensivo. Ma non è sempre estate e comunque una temperatura molto alta non è così benefica per le nostre immaginette.

A questo punto, non farò l’elenco dei parassiti – non sono un conoscitore della materia – che possono attaccare le nostre collezioni, ma pare che i cosiddetti collemboli sono – assieme agli acariil gruppo di parassiti più diffuso nei nostri ambienti domestici, di dimensioni quasi invisibili ai nostri occhi e dannosissimi per le nostre piccole opere di carta.

Il problema è come difendere le nostre collezioni da tutti questi nemici? Qual è la prevenzione migliore da adottare?

Si badi che la questione non è di poco conto né di facile soluzione, anche perché non possiamo spruzzare sui nostri raccoglitori tutti quei prodotti chimici (insetticidi) che sono certamente efficaci, ma altrettanto dannosi per gli oggetti che dovrebbero proteggere. E allora non possiamo che affidarci ai metodi naturali, i mai tramontati rimedi della nonna.

Devo naturalmente avvertire che i sistemi che mi appresto a elencare sono ricavati dall’esperienza personale mia e di altri collezionisti che li hanno adottati.

1) Tabacco. Un sistema è sbriciolare tabacco (quello dei sigari va benissimo) all’interno degli scaffali dove sono posizionati i raccogitori.

2) Alloro. Spargere sugli scaffali o nei cassetti alcune foglie di alloro, inserendone qualcuna anche all’interno dei raccoglitori.

3) Ginco. Inserire tra i fogli dei raccoglitori alcune foglie di ginco (nome scientifico gingko biloba), sostituendole periodicamente.

4) Lavanda. Formare un mucchietto di infiorescenze (spighe) di lavanda e metterlo negli scaffali dove si trovano i raccoglitori.

Ovviamente – voglio ribadirlo –  non sono metodi certificati, per cui ognuno si assume la responsabilità nell’adottarli. Per esempio, qualcuno ritiene che il tabacco sarebbe anch’esso dannoso per la presenza della nicotina. Personalmente l’ho sempre utilizzato raggiungendo il risultato. E voi che metodi usate?

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