Il destino affidato a una valigia di cartone e a un santino

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La Vergine di Manipuglia venerata a Crucoli e a Buenos Aires
La Vergine di Manipuglia venerata a Crucoli e a Buenos Aires

Furono milioni gli italiani che fra la seconda metà del XIX e la metà del XX emigrarono verso altri paesi, in particolare nelle Americhe (tutte le Americhe) in cerca di un futuro migliore.

Sulla storia dell’emigrazione italiana si è scritto tanto, sugli uomini, i paesi, i mezzi di trasporto e soprattutto sulle motivazioni socio-economiche. In questo piccolo spazio a mia disposizione, pertanto, non mi avventurerò nell’ennesima analisi di un fenomeno che altri, ben più autorevoli studiosi, hanno già esaminato. Parlerò invece di qualcosa che appartiene alla microstoria, che quasi mai appare nei libri di storia importanti.

Molti dei nostri connazionali, costretti dal bisogno, quando decisero di intraprendere il viaggio della speranza, non sapevano a cosa andavano incontro. Per sentito dire (all’epoca non esistevano né internet, né le televisioni), in alcuni paesi dell’America c’era la possibilità di “sistemarsi bene”, lavorando sodo certo, ma con la prospettiva di “fare soldi” per poter campare bene sé stessi e tutti i propri familiari. Credo che molti di voi che, come me, hanno vissuto la loro infanzia negli anni Settanta, per esempio, ricordino perfettamente uno “zio d’America” di qualcuno che mandava soldi o altri regali alla famiglia.

Ma sto divagando. Dicevo che quando decidevano  di intraprendere il viaggio, gli italiani (friulani o genovesi, calabresi o siciliani che fossero) portavano con sé pochissime certezze: il biglietto d’imbarco, di una nave dove avrebbero viaggiato, stipati in terza o quarta classe come  animali, con il rischio di ammalarsi o peggio di lasciarci le penne; una valigia di cartone, con dentro l’essenziale (cioè quasi nulla); e dei santini attaccati sulla fodera interna della stessa o tenuti addosso.

I santini raffiguravano generalmente il santo protettore del paese di origine e capitava spesso che al Santo si facesse un voto: qualora si fosse arrivati sani e salvi a destinazione, appena fosse stato possibile, sarebbe stata eretta una chiesa, una cappella o semplicemente un altare in onore e devozione dello stesso.

Da alcuni anni, fra l’altro, sto raccogliendo santini che rappresentano la testimonianza di ciò che vissero gli emigrati italiani.

Quali sono questi santini?

In generale non esiste una tipologia specifica. L’emigrante portava con sé un santino popolare, con l’immagine del santo protettore, come già detto. Fra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento erano quelle cromolitografie che ben conosciamo, tipiche della produzione Bertarelli o della Santa Lega Eucaristica. Negli anni successivi si usarono molto quelli fotografici, in bianco e nero al bromuro d’argento: costavano poco e riproducevano esattamente la statua del santo.

La Vergine del Rosario di Bonifati che si venera a Buenos Aires
La Vergine del Rosario di Bonifati che si venera a Buenos Aires

Quando e se il santo, cui si era offerto il voto, concedeva la grazia, allora il devoto lo ringraziava eseguendo la promessa fatta. In proposito esistono santini che testimoniano tale “grazia ricevuta”, analogamente a quanto avveniva con gli ex voto.

I santini che potete osservare, sono alcuni fra quelli da me reperiti nel corso degli anni (non è facile trovarne), sono stati fatti stampare da emigrati italiani calabresi, che trovarono fortuna  in Argentina. Il primo che vedete nella foto in alto a sinistra, è stato stampato negli anni Trenta del Novecento e riproduce l’immagine della statua della Vergine di Manipuglia, venerata a Crucoli, oggi in provincia di Crotone, ma all’epoca ancora appartenente alla provincia di Catanzaro. Come chiarisce la didascalia, gli emigrati in Argentina, venerano una copia esatta nella chiesa parrocchiale di San Rocco a Buenos Aires.

L’altra invece riproduce l’immagine della statua della Vergine SS. del Rosario, Patrona di Bonifati in provincia di Cosenza, anch’essa venerata a Buenos Aires.

Gli esempi sarebbero tanti e l’intento mio sarebbe quello di fare una sorta di “inventario” delle statue italiane venerate all’estero dagli emigrati. Impresa ardua, ma chissà che non si possa realizzare, magari con l’aiuto di altri amici filiconici.

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4 risposte

  1. pierluigi benassi

    non e’ facile trovarne io ne ho due dei parenti di mia moglie, emigrati in Venezuela li teniamo come reliquie sono la madonna delle grazie di Teramo, e la madonna della Cona di Teramo, hanno costruito un piccolo, pilastrino vicino alla fabbrica di calzature, che hanno costruito, ho anche le foto, ma non ce ne spariamo

  2. Angela Rotundo

    E’ un lavoro grande speriamo che si possa coronare con esito positivo bravo Biagio

  3. Stefania

    Molto interessante Biagio. Ti segnalerò eventualmente materiale correlato alla tematica.
    Buone cose
    Stefania

  4. Mariolina USA

    Carissimo Biagio. Come sai, la mia raccolta di immaginette/santini e’ cominciata col desiderio di rintracciare storie di emigranti che hanno portato con se’ il ricordo e l’immagine dei loro santi protettori. Tre colleghi hanno postato sul mio sito stralci della loro storia. Spero di rintracciarne di piu’ ma mi e’ difficile, non so se per ritrosia o altro. . .
    Per ora ho storie correlate alla Madonna del Rosario, San Paride, San Giuda, e la Madonna di Tindari. Se tra i fedeli visitatori del tuo sito c’e’ qualcuno che possa contribuire una storia tipo quell del Benassi, ne sarei molto grata. Preciso che basterebbe una copia dell’immagine e la storia ad essa connessa.

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