Mio Dio, un gatto nero!

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Nell’iconografia popolare sono spesso presenti gli animali, raffigurati accanto a un santo. Pensiamo al cane di San Rocco o di San Vito; al lupo e agli uccelli di San Francesco di Assisi; al leone di San Girolamo; o alla pecorella e alla trota di San Francesco di Paola. E che dire di tutti gli animali raffigurati con Sant’Antonio Abate?

L’elenco sarebbe lungo, anzi – se qualcuno non lo ha già fatto – potrebbe essere una tematica da collezionare: “Santi con animali”.

Ma avete mai visto immaginette in cui è raffigurato un gatto? Escludendo qualche rara eccezione (San Martino di Porres e Santa Gertrude), non è facile trovare immaginette in cui si trova raffigurato un gatto. Se poi il gatto in questione è nero, allora possiamo affermare tranquillamente che non esistono (le immaginette).

Il motivo per cui non siano mai stati raffigurati gatti neri nelle immaginette devozionali è strettamente collegato alla credenza – tuttora esistente – che il felino dal pelo scuro porti sfortuna.

Sono sicuro che anche fra i lettori vi sia qualcuno che, vedendo un gatto nero sulla strada, si sia bloccato con la propria auto, aspettando che, prima di lui, passasse un altro automobilista (quando si dice l’altruismo!).

Superstizione, si dirà, certo. In particolare, quella che riguarda il gatto nero che attraversa la strada, ha origine nel medioevo, quando le automobili non esistevano ancora, ma si viaggiava con i cavalli. Poteva succedere che, di notte, i cavalli si imbizzarrissero di fronte a un gatto nero, del quale riuscivano a scorgere soltanto i due occhi luminosi.

Ma cosa c’entra questo con la religione; e soprattutto, cosa c’entra con il fatto che non esistono immaginette con gatti neri raffigurati?

La religione cattolica, ovvero la Chiesa, è responsabile di un’altra credenza legata al gatto nero. Sempre nel Medioevo, il povero animale era associato al diavolo. San Domenico lo identificò con Satana.

Nel 1233, papa Gregorio IX, con la bolla Vox in Rama, affermò che il gatto, soprattutto se nero, fosse la incarnazione di Satana, per cui lo si doveva uccidere. Grazie a questa geniale idea, per diverso tempo furono sterminati migliaia di gatti. Ovviamente, diventava logico pensare che chi avesse un gatto nero fosse una strega o comunque che avesse contatti diretti con il demonio. Con le conseguenze che immaginerete facilmente.

Ma in materia raggiunse il massimo un altro pontefice: Innocenzo VIII. Nel 1484, il vicario di Cristo, emanò la bolla Summus Desiderantes Affectibus, con la quale – fra le altre cose – scomunicò tutti i gatti.

Si tenga presente che la scomunica – pena prevista dal diritto canonico – può essere comminata a un fedele “battezzato”, il quale si è macchiato di un grave peccato. Ora, passi che i gatti erano considerati la incarnazione di Satana, ma di sicuro non erano fedeli cattolici e soprattutto non erano battezzati. Ma tant’è: la Chiesa ci ha abituati a questa e a ben altre stranezze!

L’immaginetta che avete visto sopra è molto particolare, raffigura l’arcangelo Gabriele nell’atto di benedire delle suore di clausura. Come potete notare, ai suoi piedi, si vede un gatto che sta per fuggire, spaventato dalla presenza soprannaturale. Non sono ancora riuscito a identificare bene cosa rappresenti realmente, ma è evidente – a mio parere – un riferimento al dipinto di Lorenzo Lotto, Annunciazione, con il quale condivide la presenza del gatto e dell’arcangelo. 

Quanto al bellissimo, e dolcissimo, gatto nero che si è prestato a fare da modello per questo post, si chiama Galileo e vive con il sottoscritto. Dite che dovrei preoccuparmi più del diavolo o della scomunica? Dovrebbe essere ancora valida, dal momento che – dopo la bolla di Innocenzo VIII – non mi risulta che i gatti siano mai stati assolti dai suoi successori.

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  1. augustino

    Grazie per il contributo. Io ho la collezione con tematica SANTI CON GLI ANIMALI, Ho raccolto finora 180 immaginette e di ognuna ho fatto una scheda. La ricerca nelle varie biografie di santi ne descrive circa 400 .

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