Prima… e dopo le pulizie

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Ho già avuto modo di esprimere la mia opinione sull’argomento e, ribadisco ancora una volta, che il restauro delle immaginette è un’operazione molto delicata e complicata che va affidata a professionisti.

Cercare di conservare al meglio la nostra collezione è per noi filiconici un dovere, oltreché un problema. Ma anche questo tema è stato affrontato in una delle nostre pagine.

Capita a volte di trovarsi per le mani un pezzo molto interessante, che – ahimè! – presenta uno stato di conservazione pessimo che ci impedisce non solo di ammirarlo, ma soprattutto di “leggerlo” per comprenderne la storia.

L’incisione di Van Merlen, prima e dopo il trattamento.

Bisognerebbe pulirlo. Come fare?

Il collezionista filiconico diligente segue questo ragionamento e si regola di conseguenza.

1) se si tratta di un pezzo importante, come una miniatura, un canivet o un’incisione rara e particolare, non rischiate e affidatelo a mani esperte;

2) se è invece una stampa, desistete e cercate di reperire un’altra copia. Se non riuscite a trovarla, o se il suo costo è per voi eccessivo, potete usare una foto o una scansione di quella;

3) se si tratta di un santino comunissimo oppure di un pezzo molto raro, ma volete rischiare di distruggerlo definitivamente, allora potete tentare di pulirlo.

La pulizia di un pezzo cartaceo è un’operazione delicatissima, che prevede tre fasi principali:

1) pulizia a secco;
2) lavaggio;
3) asciugatura.

Una premessa: armatevi di pazienza perché, per ognuna delle suddette, è necessario molto tempo.

La prima fase richiede la rimozione di sporcizia dovuta a vari elementi, come la polvere e altri organismi che si sono depositati sulla superficie della nostra immaginetta. Saranno necessari dei pennelli a setole morbide e gomme morbide che non corrodono.

L’incisione tedesca, prima e dopo il trattamento.

Dopo questa prima pulizia, si passa alla fase più delicata: il lavaggio. Che non è uguale per tutti i tipi di carta e soprattutto varia a seconda che si tratti di un’incisione su carta vergellata, su pergamena, su carta di cellulosa, etc. Inoltre, bisogna considerare che un conto è lavare una miniatura, altro è un’incisione in bianco e nero, altro ancora un’incisione colorata a mano oppure una cromolitografia. Il rischio che roviniate tutto è molto alto.

Il lavaggio prevede principalmente l’utilizzo di acqua, meglio se distillata. In alcuni casi, si possono usare altri agenti come l’ipoclorito di sodio (candeggina), il perossido di idrogeno (acqua ossigenata), l’alcool etilico, il bicarbonato, ma attenzione a dosare per bene.

Infine bisogna procedere all’asciugatura, che dovrebbe avvenire nel modo più naturale possibile.

La cromolitografia, prima e dopo il trattamento.

 

Nelle foto riportate (cliccate sopra, come al solito, per ingrandire), potete osservare tre diverse tipologie di immaginette sottoposte a pulizia dal sottoscritto.

La prima è un’incisione a bulino su carta vergellata, realizzata del fiammingo Cornelius Van Merlen intorno alla fine del XVII secolo.

La seconda – ridotta veramente malissimo – è un’incisione su carta con inserti di carta metallica, degli inizi del XIX secolo, produzione tedesca.

La terza, e più delicata, una cromolitografia di fine XIX secolo, produzione italiana.

Scopo di queste operazioni, voglio ancora ribadirlo, era recuperare il più possibile i pezzi per ottenere una migliore lettura dell’immagine e per una migliore conservazione.

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