Sant’Agata e le altre

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S. Agata in un'incisione su carta. Coll. priv. G. Lo Cicero
S. Agata in un’incisione su carta. Coll. priv. G. Lo Cicero

È noto che nelle tradizioni agiografiche ricorrano degli episodi chiave che nel corso del tempo sono diventati, attraverso l’opera degli artisti, elementi caratteristici – quelli che in senso tecnico definiamo attributi – dei soggetti protagonisti. Ciò vale, in particolare, per i santi martiri, i quali vengono in genere identificati con lo strumento del martirio, o la parte del corpo che quella tortura ha maggiormente subito.

In pratica, se vediamo rappresentata una donna con un piattino in mano, sul quale sono poggiati due occhi, non avremo alcun dubbio nell’identificare quella martire con Santa Lucia.

Eppure non è così scontato. Se è vero che alla santa, secondo la tradizione, furono cavati gli occhi, è altrettanto vero che non fu l’unica che dovette sopportare tale tortura. La stessa sorte subì, per esempio, Santa Odilia, che in alcune immagini è raffigurata, anch’essa, con il piattino (più spesso con un libro) sul quale sono esposti gli occhi.

Questo per dire che, soprattutto in assenza di titolo o didascalie, o di altri elementi, non è

Santa Odilia in una miniatura settecentesca. Coll. priv. D. Vella
Santa Odilia in una miniatura settecentesca. Coll. priv. D. Vella

sempre facile riconoscere il soggetto che stiamo osservando. E come abbiamo già visto, per esempio a proposito dei santi che usarono il mantello per navigare (vedi QUI), spesso neppure la conoscenza dei racconti agiografici è di ulteriore aiuto.

A tal proposito, se chiedessi qual è la santa a cui furono strappati i seni, sono sicuro che 99 persone su 100 farebbero il nome di Sant’Agata; la quale è senza dubbio la santa più popolare e conosciuta, ma non l’unica ad aver subito quel particolare martirio.

Va detto innanzitutto che i sistemi di tortura erano tantissimi, ma ovviamente non così numerosi da essere individualmente applicati, uno per ogni soggetto torturato. La tortura della cosiddetta mastectomia (lett. asportazione della mammella) era applicata ai tempi dei romani, come racconta la storia della santa siciliana, e aveva anche una valenza psicologica (oltreché fisica), vale a dire che la donna veniva sfregiata in una parte del corpo (i seni appunto), simbolo stesso della donna (sia della sua femminilità che del suo essere madre).

Un’altra santa che subì, fra l’altro, la medesima tortura è Santa Cristina di Bolsena. Uno degli attributi per riconoscere la santa sono – manco a dirlo – le tenaglie. Attributo che, come sappiamo, condivide con S. Agata, anche se – nel caso specifico – il riferimento alla tortura di cui stiamo parlando è più spesso indicato da una freccia sul petto.

Santa Cristina in una siderografia con cornice traforata a punzone. Coll. priv. G. Lo Cicero
Santa Cristina in una siderografia con cornice traforata a punzone. Coll. priv. G. Lo Cicero

Santa Giulia subì la stessa sorte. Crocifissa, mani e piedi, le furono strappati i seni e poi gettati giù da una roccia. Nonostante in alcune – seppur rare – raffigurazioni si veda il torturatore che con la tenaglia le strappa il seno, la tenaglia non è però considerata fra i principali attributi della santa.

Anche Santa Eulalia di Barcellona, martirizzata più o meno nello stesso periodo delle altre (parliamo dei secoli III-IV) subì fra le diverse torture anche quella della lacerazione del seno (secondo alcuni racconti le fu bruciato).

Insomma, le torture dei romani erano terrificanti e la mastectomia era sicuramente una delle più atroci destinate alle donne. Tuttavia, tale tortura raggiunse il suo massimo grado di raffinata perfezione durante i processi dell’Inquisizione. I carnefici usarono la tenaglia per strappare i seni (o altro) aggiungendo un ulteriore accorgimento tecnico: prima dell’utilizzo la facevano lentamente arroventare al fuoco. Ovviamente, le conferirono anche una sorta di brevetto (non si sa mai che qualcuno ne reclamasse la paternità dell’invenzione), definendola Ragno dell’Inquisizione.

Sembra curioso – invece è terrificante – che la Chiesa abbia usato contro alcune delle sue vittime, le stesse torture – se possibile ancora più atroci – che subirono i suoi santi.

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