Santini seriali. Come collezionarli.

pubblicato in: Generale, Mercati, Serie | 3
Il santino n. 268 della Serie Ar Z. Uno degli "introvabili" della serie.
Il santino n. 268 della Serie Ar Z. Uno degli “introvabili” della serie.

Quello seriale è sicuramente la forma più diffusa di collezionismo. Qualcuno lo considera addirittura il “vero collezionismo“, riferendosi alle sue principali caratteristiche, dal numero limitato dei pezzi che compongono le singole collezioni al discorso varianti etc.

 

La domanda “come si collezionano i santini seriali?” potrebbe apparire banale e suscitare una risposta altrettanto scontata: il sistema consiste nel raccogliere tutti i santini appartenenti a una determinata serie, in base al numero progressivo.

La questione sembrerebbe aperta e già chiusa. In realtà c’è qualcosa in più da dire.

Innanzitutto, ci sono due modi differenti di collezionare i santini seriali. Il primo consiste nel raccogliere i santini della serie in base al numero e all’immagine. Il secondo sistema è più complesso e comprende i vari formati, loghi, varianti ed eventuali anomalie e/o errori di stampa.

La differenza non è di poco conto, sia per il numero dei pezzi da reperire – che in assenza di cataloghi specifici, come nel caso del nostro settore, diventa impresa non da poco – sia per l’investimento.

A proposito di questo, molti mi chiedono pareri e stime sulle quotazioni dei singoli pezzi o di intere

Un santino "raro" della Serie 3 della NB. Immaginetta n. 118
Un santino “raro” della Serie 3 della NB. Immaginetta n. 118

collezioni. Ebbene, fare una collezione seriale è tanto gratificante, ma non sotto l’aspetto economico. Pertanto, chi dovesse decidere seriamente di incominciare a collezionare una serie, deve sapere che spenderà molto, ma soprattutto che, qualora dovesse pensare di vendere, non riuscirà a recuperare neppure il capitale versato. Il che vuol dire che collezionare seriali non conviene.

Volendo fare un esempio, se per ipotesi oggi si volesse acquistare da un venditore la collezione intera (o quasi) della Serie Isonzo dell’Egim, spenderebbe intorno ai 700-800 Euro. Ma se poi, pentito, decidesse di rivenderla (in blocco), riuscirebbe – forse – a recuperare un terzo del capitale speso, ovvero circa 200-300 Euro. Stesso discorso vale per altre serie, come la EB Seppia o la GN 3000.

Discorso a parte invece per le cosiddette “serie artistiche“, come le incisioni del Martirologio del Callot, delle Litanie Lauretane dei Klauber, dei Pia Desideria di Herman Hugo o per parlare di serie più recenti, dei santini della Serie GM di Meschini o della Serie Comune della Santa Lega Eucaristica. È improbabile che riusciate a vendere a prezzo superiore al valore di mercato, ma certamente non subirete perdite di quotazione simili a quelle prima menzionate.

Tornando allora alla domanda iniziale: come collezionare immaginette seriali? Il mio consiglio è preferire le serie che hanno un valore anche storico e artistico (meglio ancora se riuscite a trovare la serie rilegata). Se invece vi sentite maggiormente attratti dalle serie del Novecento, cercate di orientarvi verso qiuelle che mantengono un valore più o meno stabile, come i Meschini o SLE.

Per chi invece è deciso a collezionare Egim Isonzo o GN 3000, piuttosto che AR Z o EB/2, allora cominci da quello che possiede, passando poi al mondo dello scambio con gli altri collezionisti, cercando di non lasciarsi trascinare dal mercato dei santini seriali. Resistete – per esempio – alla tentazione di acquistare a Euro 25,00 un Egim presunto rarissimo. Non si tratta mai di pezzi unici, ma di stampe realizzate in migliaia e migliaia di copie, per cui capiterà – magari non subito, fra qualche anno – di trovare lo stesso pezzo a 50 centesimi. Credo che molti di voi potranno confermarlo.

Incisione n. 15 della Serie Litaniae Lauretanae dei F.lli Klauber
Incisione n. 15 della Serie Litaniae Lauretanae dei F.lli Klauber

Qualcuno potrà dire: ma se ho soldi da spendere perché non comprare – anche se a caro prezzo – il pezzo mancante? Perché non ne vale assolutamente la pena, per tutte le ragioni sopra esposte e perché così facendo si fa esclusivamente il gioco dei venditori senza scrupolo che propongono un santino (raro) della serie Isonzo o della AR Z al prezzo di un’incisione fiamminga o addirittura di un canivet manufatto.

Ricordate sempre che il prezzo lo fa il venditore, ma la quotazione la fanno i collezionisti. Se il venditore non trova collezionisti disposti a comprare al suo prezzo, sarà indotto a “darsi una calmata”. Se, al contrario, trova un collezionista disposto a pagargli quel prezzo, e poi un altro e un altro collezionista ancora, allora quel prezzo diventerà una quotazione.

Ma non è finita qui. Provi il collezionista a rivendere quello stesso pezzo, all’identico prezzo, al venditore medesimo. Cosa pensate che farà il venditore?

Ai collezionisti l’ardua sentenza.

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3 Responses

  1. Paolo Messa

    Grazie Biagio Gamba, articoli sempre interessanti ed esaurienti.

  2. angela rotundo

    grazie ci mettete sempre in guardia e ci istruite sulle varie tematiche dei santini

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