Angeli e Arcangeli raffigurati nei santini

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Sono fra i soggettangelo custodei più conosciuti e più rappresentati, ma di solito sono sempre gli stessi. Eppure, sappiamo benissimo che gli  Angeli e gli Arcangeli sono molti, ma molti di più di quelli che siamo abituati a vedere sui nostri santini. Non voglio avventurarmi in una strada per me molto tortuosa, ovvero quella relativa alle varie gerarchie celesti, ai nomi e al ruolo che ognuna di queste creature riveste. Mi limiterò perciò a trattare di quei soggetti che, a partire dalla seconda metà del XVI secolo, si trovano raffigurati nell’iconografia religiosa di piccolo formato.

Partiamo dal più celebre, conosciuto da grandi e piccini: l’Angelo Custode. La tradizione lo raffigura insieme con un bambino, che regge per la mano, a simboleggiare la sua funzione di guida e di protezione. In realtà, come noi cristiani siamo stati educati a credere, tutti noi – bambini e adulti –  ne abbiamo uno accanto, in ogni istante della nostra vita.

Tralasciando i vari angeli, angioletti, puttini e creature angeliche varie e “anonime”, quelli più conosciuti sono certamente i tre Arcangeli: Gabriele, Michele e Raffaele. Gabriele è noto soprattutto per aver annunciato a Maria la lieta novella; Michele è il capo dell’esercito celeste, colui che sconfigge Satana; Raffaele è l’Arcangelo pellegrino, raffigurato spesso con il giovane Tobia.

angelo gabriele    angelo Michele    angelo Raffaele

Ma i tre Arcangeli sopra indicati e raffigurati non sono gli unici di cui si conosca l’esistenza. Accanto ai tre più celebri Gabriele, Michele e Raffaele, si annoverano altri quattro, i cui nomi sono Uriel, Jehudiel, Barachiel e Sealtiel. Nomi del tutto sconosciuti ai più.

Perché non si sa nulla di questi Arcangeli?

La ragione sta nella condanna al cosiddetto “culto dei sette Angeli”, che la Chiesa pronunciò già nel 745 (Concilio di Roma), in quanto legato a riti pagani di oscura matrice. La loro esistenza e rappresentazione risale al II secolo d.C. Ma è nel 1516 che si torna a parlare di loro, grazie al ritrovamento, a Palermo, da parte del Reverendo Antonio Lo Duca, in una chiesetta duecentesca oggi non più esistente, di un affresco che li raffigurava tutti e sette, con i loro nomi e attributi. Ma nonostante, a seguito di questo importante ritrovamento, a Palermo, il culto dei Sette Angeli riprese vigore, tuttavia la loro conoscenza non si diffuse più di tanto. La loro rappresentazione classica è attorno a Maria col Bambino oppure accanto al Trono di Dio.

Per quanto riguarda il nostro ambito, verso la fine del XVI secolo, Hieronimous Wierix realizzò una splendida incisione a bulino, con la raffigurazione di tutti e sette, con nomi e attributi, certamente ispiratosi all’affresco palermitano. Per il resto, le loro tracce vanno individuate di volta in volta nelle varie raffigurazioni. Una loro rappresentazione, ritengo, potrebbe essere individuata in un’immagine della Serie delle Litaniae Lauretanae dei Fratelli Klauber, dedicata a Regina Angelorum (Regina degli Angeli). Osserviamola attentamente.

46 - R. Angelorum

Cercare di comprendere immagini che sono state incise secoli fa, senza avere il conforto dell’interpretazione autentica da parte di colui che tali figure ha realizzato, non è facile.

Ma ci proviamo.

Al centro troviamo Maria con il Bambino. In alto, evidenziato da due angeli (anonimi), la corona che simboleggia il Trono di Dio. Ora, cerchiamo di capire chi sono i singoli angeli raffigurati attorno alla Madonna. Dal basso, in primo piano, si riconosce l’Arcangelo Gabriele , mentre da l’annuncio a Maria; al di sopra di lui, inginocchiato, con scudo e armatura da guerriero,  osserviamo Michele; sul lato opposto, sopra la figura di Maria, si riconosce Raffaele, con il bastone da pellegrino; quindi, subito sopra, con la stella luminosa sulla testa e il libro, dovrebbe essere l’Arcangelo Uriel, detto anche “la Luce del Cielo”; più in basso, al centro, nell’atto di offrire la corona (un suo attributo) a Maria, sembrerebbe l’Arcangelo Geudiele; in alto, a destra, con le braccia aperte, oranti, potrebbe essere Sealtiele, principe della preghiera; infine, sul lato opposto,  a sinistra, accanto alla Vergine, potrebbe essere Barachiel, mentre il primo in alto a sinistra, dovrebbe essere Zaphkiel, un Trono, e dunque capo di tutti gli angeli.

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2 risposte

  1. Pierluig

    A proposito di a
    Arcangeli questa di seguito è una preghiera che mi hanno insegnato

    RAFAEL CUM TOBIA,
    GABRIEL CUM MARIA,
    MICHAEL CUM OMNIS CELESTIS IEARCHIA SIT SEMPER NOBISCUM IN VIA.

  2. Agostino de Santi Abati

    Caro Biagio,
    Ecco due curiosità sull’etimologia degli Angeli URIEL e Barachiele che credo interesserà i tuoi lettori
    URIEL – EL URI
    dall’arabo al-ḥūr, (le fanciulle) dagli occhi neri]. Fanciulle destinate al godimento di coloro che hanno meritato il Paradiso islamico. Le urì costituiscono una perfetta immagine della donna quale oggetto di piacere, e tuttavia pura, d’una purezza addirittura fisica: esse tornano a essere vergini dopo l’accoppiamento e le loro carni sono d’un biancore che sfiora la trasparenza. Secondo una credenza ogni beato ha diritto a tante urì quanti sono i digiuni effettuati durante il Ramadan e quante le opere buone compiute.

    BARACHIELE – EL BARAQ
    Esistono due nomi omografi scritti Barak.
    Il primo è un nome ebraico, di tradizione biblica, portato nel Libro dei Giudici da Barac, un comandante dell’esercito ebraico[1]. In alfabeto ebraico è scritto בָּרָק, e il significato è “lampo”, “fulmine”[1], lo stesso del nome turco Burak.

    Il secondo è un nome arabo, trascritto anche come Barack, basato sul termine باراك (barak), che significa “benedizione”[2]. Ha una variante, بركات (Barakat), che si basa invece sul plurale del termine (quindi “benedizioni”)[3]. Per significato, è accostabile ai nomi Baruch e Benedetto.

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