La morte dei bambini. Un limite per la scienza e per la fede.

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Incisione a bulino colorata a mano, realizzata nel 1780 da C. de Mechel su soggetto di J. Holbein
Incisione a bulino colorata a mano, realizzata nel 1780 da C. de Mechel su soggetto di J. Holbein

La morte di un bambino lascia l’animo sgomento e pieno di rabbia. Non dovrebbe succedere. Ma contro certe malattie evidentemente  non c’è nulla da fare. Servirebbero dei miracoli, ma quelli – si sa – non vengono concessi in automatico. Né ci è dato sapere quali meriti particolari un uomo (credente s’intende!) debba avere per  essere salvato da Dio, dalla Madonna o dal santo protettore.

Mi sono sempre chiesto perché – per esempio – le preghiere di una pia sessantenne possano smuovere la mano di Dio, salvandola da una brutta malattia; mentre non c’è modo per convincere Dio, la Madonna e tutti i santi del Paradiso, affinché salvino una piccola anima innocente.

Perché i bambini sono innocenti, sia dinanzi agli uomini che davanti a Dio. E ciò rappresenta un punto fermo nella storia dell’uomo, tanto che la morte di un bambino è sempre stata inaccettabile. Un vero tabù.

Un tempo (e forse anche oggi) per la religione cattolica, i peccatori morendo andavano dritti all’Inferno (salvo pentimenti all’ultimo istante). Un peccato per il quale si meritava l’Inferno era senz’altro il non essere battezzati, il che voleva dire morire colpevoli del peccato originale.

Quando accadeva che morisse un bambino, non battezzato, la religiosità popolare si scontrava inevitabilmente con la fede dogmatica. Nessuno pensava minimamente che un bambino innocente in terra potesse finire all’Inferno perché colpevole dinanzi a Dio.

Per questo motivo (o anche per questo) fu teorizzata l’esistenza del Limbo, una dimensione particolare dove finivano le anime dei bambini morti senza battesimo, una via di mezzo fra l’Inferno e il Paradiso, diversa anche dal Purgatorio. Il Limbo in verità non è stato mai chiaramente descritto, a differenza degli altri “luoghi” per i quali abbondano descrizioni letterarie e iconografiche.

Non so invece cosa affermi esattamente la Chiesa in proposito, ma penso che i bambini battezzati dovrebbero andare diritti in Paradiso.

La devozione popolare, naturalmente, ha cercato di scongiurare l’ipotesi di un così terribile evento affidando la protezione dei bambini a santi diversi: contro le malattie  dei bambini è invocato Sant’Antonino Pierozzi, ma anche Sant’Alessandro di Bergamo, Santa Francesca Romana e San Giacomo della Marca.

Concludo  con una riflessione. La morte è una realtà che fa paura per la sua ineluttabile certezza. Le spiegazioni della scienza sono troppo fredde e soprattutto non danno alcuna speranza per il dopo. L’idea che la nostra vita terrena possa esaurirsi in un cumulo di polvere (per non dire altro) spaventa più della morte stessa. D’altro canto, le risposte della fede – soprattutto per chi ha la fede  “barcollante” – pur essendo confortanti, non sempre sono altrettanto convincenti.

E quando un bambino muore dopo una malattia, non  resta che arrabbiarci con la scienza perché non è riuscita a guarirlo e, al tempo stesso, di sentire pronunciare, ancora una volta, la famosa massima “le vie del Signore sono infinite”.
Ma sconosciute e troppo spesso incomprensibili.

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