Le immaginette religiose, veicolo della grande arte

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Dal momento in cui ha fatto la sua comparsa, l’immaginetta religiosa così come la intendiamo oggi, è stata sempre uno strumento efficace di divulgazione di idee. Sia che si trattasse di evangelizzare popoli che non avevano mai conosciuto Cristo, sia che bisognasse opporsi al dilagare delle idee protestanti dei Riformisti, l’immaginetta in quanto tale fu un potentissimo mezzo di comunicazione. La sua forza comunicativa consisteva proprio nell’immagine raffigurata, la quale molto spesso non necessitava di alcuna didascalia di accompagnamento: chi la osservava poteva comprenderne il messaggio, a prescindere se conoscesse la lingua latina, il tedesco, il francese o il fiammingo. Non a caso, le immaginette furono giustamente definite come la bibbia dei poveri. E infatti un povero popolano, ignorante, non era certo in grado di leggere nella giusta maniera un dipinto, in chiesa per esempio; poteva soltanto limitarsi ad ammirarne la bellezza. Né avrebbe potuto avere lo stesso o uno simile in casa: l’arte era un privilegio riservato esclusivamente agli uomini di Chiesa e ai nobili.

L’introduzione delle tecniche incisorie cambiò il mondo dell’arte. Da una parte, gli artisti (di grande o modesto talento) potevano riprodurre le proprie creazioni in più esemplari, e farle conoscere a un pubblico più vasto del solo committente; dall’altra, il popolano che poteva acquistare un’immaginetta devozionale, da attaccare al muro di casa o della stanza, a protezione delle persone, delle cose, degli animali a cui teneva. Infine, c’erano gli stampatori o editori: per loro, la stampa di più esemplari significava guadagno economico.

Ma avevano un problema: l’idea e il soggetto da rappresentare.

Va detto, in proposito, che molto raramente un’immaginetta riproduceva un’idea originale. Più frequentemente l’incisore si ispirava a opere già realizzate da altri, che modificava a piacere, quando non le plagiava del tutto. Cosa che peraltro, all’epoca, non rappresentava certo uno scandalo.

Per quanto riguarda noi, oggi, il soggetto rappresentato sulle immaginette costituisce uno specifico, quanto interessante, oggetto di studio. Di seguito, vi propongo di osservare questa bellissima incisione realizzata dal fiammingo Adrien Collaert (Anversa, 1560-1618). Rappresenta il Giudizio finale e appartiene a una serie di incisioni, realizzata dallo stesso nella seconda metà del XVI secolo.

TAV. I

Come potete osservare, si tratta di una versione del Giudizio Universale, soggetto interpretato da tantissimi artisti. Per questo in particolare, Collaert dovette ispirarsi molto probabilmente al Giudizio finale di un altro grande artista fiammingo, il pittore Marten de Vos (Anversa, 1532-1603), praticamente un suo concittadino, oltreché contemporaneo. L’opera straordinaria del de Vos è oggi custodita al Museo delle Belle Arti di Siviglia e qui ne possiamo ammirare un’immagine, tratta dall’interessantissimo SITO UFFICIALE

deVos

Che si tratti dell’opera che ha ispirato Collaert per la sua incisione, balza subito all’occhio: la medesima struttura, con riferimento specifico anche agli stessi personaggi. Osservate, l’angelo in primo piano nell’angolo inferiore sinistro. Ovviamente, considerate che l’opera di de Vos (1570) è una pittura su tavola, di dimensioni di oltre due metri (più precisamente mt. 2,63 x 2,62), mentre l’incisione è di soli cm 9,5 x 15 (cm 6,7 x 9 all’impronta).

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