Le riproduzioni “diverse” dagli originali

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Girando per un mercatino mi sono soffermato a sfogliare un album pieno di santini. Pensate la felicità: mi sono messo subito a sfogliare per trovare qualche pezzo interessante per la mia collezione o per i miei studi filiconici.

Immaginate la mia delusione nel vedere che circa la metà di questi santini erano delle riproduzioni, mescolate (di proposito?) con gli originali. Segnalo la cosa al venditore, il quale cerca di convincermi che si tratta di santini “tutti” originali degli anni 20, che lui aveva acquistato da un collezionista, etc. etc., bla bla bla… Il prezzo dei santini, di tutti (originali e riproduzioni), era di Euro 3,00 cadauno. Ovviamente, nel caso ne avessi presi in quantità mi avrebbe fatto uno sconto.

La questione, come sapete, non è che questi santini vengano venduti, né il prezzo di vendita. Il problema è che – nel caso specifico, per esempio – la riproduzione venga spacciata per originale degli anni 20.

Un venditore corretto e onesto si informa bene su ciò che mette sul suo banco, fermo restando che può capitare a chiunque di sbagliare e prendere un abbaglio: i falsi sono nati con gli originali! Purtroppo, l’episodio che vi ho raccontato non è isolato, come tanti di voi potranno confermare.

Stampare delle riproduzioni è tutt’altro che una cattiva operazione: io stesso sono stato “complice” di una famosa operazione editoriale, con tanto di fascicoli in edicola. Peraltro, i collezionisti più esperti sanno benissimo che, dal punto di vista iconografico, la storia delle immaginette religiose è caratterizzata dalle riproduzioni: pensate alle incisioni dei Galle riprodotte (e plagiate) a partire dagli altri editori contemporanei, e praticamente fino ai giorni nostri. Nessuno scandalo, anzi, grazie alle riproduzioni siamo riusciti a conoscere spesso la storia di un’immagine.

A proposito di santini in edicola, se li si osserva attentamente non è così difficile capire che si tratta di riproduzioni. Per esempio, restando in tema con quanto raccontato, osserviamo i fustellati degli anni 20: noterete che le riproduzioni sono più piccole degli originali. Non solo, la fustellatura è praticamente inimitabile.

Ho già parlato di come riconoscere una riproduzione in questo post. In questo articolo invece voglio farvi notare come, con un po’ di attenzione, si può facilmente capire che ci si trova di fronte a un fustellato riprodotto.

Nelle immagini riportate, ho messo a confronto originale e riproduzione: come accennato, non è solo un problema di dimensioni, ma anche di fustellatura, che raramente riesce perfetta come negli originali. Infine, toccate sempre la carta, annusatela e osservate con la lente.

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  1. angela rotundo

    Infatti le riproduzioni sono irregolari anche nella divisione dei margini a volte capita che l’immagine interna sia più a destra o sinistra e poi toccando la carta delle riproduzioni si ha la sensazione di una carta falsa . Grazie per l’interessante articolo

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