Quando non sai a che santo votarti…

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San Luigi, protettore degli ammalati di AIDS, in un'incisione firmata J. Koppe, Praga, metà 800
San Luigi, protettore degli ammalati di AIDS, in un’incisione firmata J. Koppe, Praga, metà 800

Avete trascorso la notte a rigirarvi nel letto con quel fastidiosissimo dolore allo stomaco: una sensazione di vuoto, come se non aveste mangiato nulla. E invece avete divorato l’impossibile! Vi siete svegliati (per modo di dire, visto che non avete chiuso occhio) doloranti, con  quel sapore acido che vi impedisce persino di fare colazione.

Dovete risolvere il problema. L’ultima volta,  il dolore è andato avanti per alcuni giorni. Un vero tormento. Il medico di famiglia, peraltro, ve l’ha già detto: potrebbe trattarsi di ulcera. Ma per essere certi, dovreste sottoporvi a gastroscopia, e non vi va per niente di farvi infilare un tubo nello stomaco.

Il fatto è che prendere l’antiacido serve a poco e, ultimamente, anche quelle compresse che avete preso fino a poco tempo fa, sembrano non fare più effetto. Non resta che rivolgersi al santo protettore…

E qui sorge il problema: chi è il santo protettore contro l’ulcera?

Dopo una ricerca veloce sul web scoprite un nome su tutti: San Rocco. Cosa c’entrerà mai questo santo con lo stomaco? Infatti non c’entra niente.

Le ulcere che guarisce San Rocco sono le ferite della pelle, non quelle dello stomaco. Continuate la ricerca ma senza successo. Tutti i santi il cui nome è legato all’ulcera hanno a che fare con ferite sul corpo, non dentro. Sarà che il termine viene dal latino e significa ferita e che, fino a tempi non molto remoti,  l’Helicobacter pylori – batterio responsabile della ferita allo stomaco – non era stato ancora scoperto.

L’unica soluzione, a questo punto, è rivolgervi al santo protettore dalle malattie dello stomaco e dell’intestino. Non sarà specifico, ma almeno riguarda l’organo giusto. Il santo in questo caso è Erasmo da Formia. La tradizione agiografica vuole che, quando subì il martirio, gli furono straziate le viscere.

S. Bernardino da Siena, protettore dalla raucedine
S. Bernardino da Siena, protettore dalla raucedine

La storiella ironica, ovviamente non vuole essere irriverenza verso i santi ausiliatori, né verso coloro i quali cercano la guarigione dalle proprie malattie pregando i santi.

Se analizziamo le corrispondenze protettore-malattia, ci rendiamo conto facilmente che esse sono specchio di epoche remote (quasi tutte medioevali). Molte malattie di cui soffre l’uomo attuale non esistevano, così come tanti mali considerati allora molto pericolosi, oggi si curano facilmente. Pensiamo per esempio alla raucedine, oggi una semplice infiammazione della laringe o della faringe, ma una volta problema serio, al punto da richiedere l’intervento di un santo protettore: San Bernardino da Siena. Le agiografie raccontano che il santo – considerato leggendario inventore delle immaginette religiose – avesse fatto restituire la casa a un pover’uomo che, a causa dello sfratto, era diventato afono.

Certamente, servirebbe una sorta di aggiornamento. Qualche anno fa, l’allora Pontefice Giovanni Paolo II, oggi Santo, per esempio, proclamò San Luigi Gonzaga, protettore degli ammalati di AIDS. Morì infatti nel 1591, a Roma, dopo essersi prodigato senza sosta per curare gli ammalati di peste (e l’AIDS è considerata la peste del nostro secolo).

Così come, in un’epoca in cui il numero delle madri che morivano durante il parto era molto alto (e anche oggi, nell’avanzatissimo Occidente, per fortuna raramente, ci sono casi di decessi di donne partorienti) le donne si affidavano alla protezione di Sant’Anna: la Madonna nacque – per volere di Dio – dopo oltre vent’anni dal matrimonio con Gioacchino, il quale era uomo sterile.

Fino alla prima metà del secolo scorso, le preghiere alla Santa venivano “aiutate” ingoiando un santino edule (vedi immagine sotto).

"santini eduli" dedicati a S. Anna, protettrice delle partorienti
“santini eduli” dedicati a S. Anna, protettrice delle partorienti

I santini eduli  – per chi ha voglia di approfondire, ne ho parlato in questo posterano delle sottilissime immaginette di carta, raffiguranti l’immagine o un simbolo del santo protettore, che venivano fatte mangiare (da cui il termine “edule”) all’ammalato. Generalmente, si ricorreva a questi rimedi quando la medicina ufficiale falliva oppure – succedeva spesso – quando non si era in condizioni economiche tali da permettersi l’acquisto di medicinali.

edule 2

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