Santa Marina e la “teoria dei santi”

pubblicato in: Storie di Santi | 4

Quando si parla di feste patronali vengono in mente bande, bancarelle, giostre, fuochi d’artificio e l’immancabile processione del simulacro del santo venerato per le vie del paese: piccolo, grande, anonimo o conosciuto.

Queste manifestazioni danno vita a un continuo dialogo tra passato e presente per perpetuarne e rinnovarne la tradizione. Quello delle processioni religiose in Italia è un vero e proprio fenomeno culturale. La parola “tradizione” si presta ad infondere un senso di sicurezza e stabilità, ed evoca l’immagine del buon tempo passato in un’epoca in cui si guarda, a volte con crescente apprensione e diffidenza, verso certi discutibili aspetti del “progresso”. “Tradizione” deriva dal latino traditio che in questo caso indica l’atto di tradere, da trans-dare, con il significato di consegnare o anche trasmettere un’eredità, una memoria.

Usanze e consuetudini legate a essa, cambiano da paese a paese ma in qualsiasi luogo sono vissute come un momento di forte identificazione basato su un certo senso di appartenenza che alberga in ognuno di noi… e che si manifesta maggiormente in quel momento religioso in cui tutta la comunità̀ si sente a vario titolo coinvolta, in special modo chi, vivendo lontano, ritorna al paese natio per “ritrovarsi” e ritrovare ciò che un giorno aveva lasciato spesso con la tristezza nel cuore per volontà o costrizione.

Santa Marina fu una monaca, presumibilmente nata in Bitinia (antica regione dell’Asia Minore) da genitori cristiani nel 725 circa, caratterizzata dalla singolare e romanzesca storia d’aver vissuto, per anni, sotto le finte spoglie maschili di Marino (per approfondire l’argomento vi rimando al post di Biagio Gamba).

La festa di Santa Marina patrona di Polistena (RC) si celebra la prima domenica di agosto. Per scoprire l’origine di questa spettacolare processione rara in Italia, dobbiamo andare indietro nel tempo.

Era il 5 febbraio 1783 quando Polistena fu rasa al suolo da un forte terremoto che interessò l’Italia meridionale. Già ottantadue anni prima la cittadina aveva adottato lo stemma di Santa Marina. Agli inizi del ‘900 nei ruderi della Chiesa di San Rocco fu ritrovato un medaglione di marmo che raffigurava la protettrice vestita da monaco. Girolamo Marafioti, erudito del XVII secolo, nel suo libro “Croniche et antichità di Calabria” dichiarò che Polistena si chiamasse un tempo Santa Marina e fosse feudo di Enrico VI (figlio di Federico Barbarossa). Con Enrico VI la popolazione del casale aumentò ampliando il suo territorio e Santa Marina lasciò il posto all’attuale Polistena. Lo stemma con la santa raffigurata fu in uso fino ai primi dell’Ottocento. Quando Polistena si riprese da questa calamità, si avvertì la necessità di ricorrere all’intercessione della santa patrona e di tutti i santi venerati in città, portandoli in festa per le vie del paese.

S. Marina raccomanda Polistena a Gesù. Immagine tratta dal libro “Polistena nelle immagini di ieri”, Giovanni Russo, 1985.

Quest’usanza praticata fino al 1960 fu ripresa molti anni dopo grazie alla volontà dell’arciprete Don Giuseppe Demasi e da un comitato che sostiene questa importante tradizione. La statua della Santa Patrona si fa precedere in processione da una lunga Teoria di Santi (26 statue) e dal Reliquiario contenente una costola della Vergine.

La caratteristica e solenne processione (alla quale quest’anno chi scrive ha avuto il piacere di partecipare) parte dal sagrato del duomo cittadino che diviene per l’occorrenza il nucleo evocativo e spirituale da dove si muove l’intero corteo che si snoda in un percorso segnato nel cuore della città, così da permettere a tutti un momento di preghiera itinerante. Essa culmina in piazza della Repubblica, dove le statue in base alla chiesa di appartenenza si dividono: alcune proseguono alla chiesa della SS. Immacolata, altre si dirigono alle chiese del SS. Rosario e di San Francesco da Paola, le altre si portano verso la chiesa della SS. Trinità ed il Duomo.

E nonostante i divieti e/o le modifiche delle disposizioni e norme del “Direttorio Diocesano sulle feste religiose” le processioni continuano a occupare un ruolo di primo piano nel modo cattolico e cristiano.

Bisogna cercare di salvaguardarne l’autenticità e custodirne la peculiarità forse un po’ smarrita fra la nostra ipertecnologica contemporaneità̀ che a volte pur concentrandosi troppo sul visibile, si nutre del superfluo e spesso guarda senza vedere, assiste senza partecipare, ama… senza amore. Dire, scrivere non è esibizione narcisistica, ma gusto di condividere un evento significativo. Affinando le antenne sulla vita impariamo anche ad ascoltare e a vedere. Si ascolta quando lasciamo entrare in noi, assaporandola, un’esperienza che ci stimola, ci risuona, ci colpisce, ci tocca… così è stata la processione svoltasi a Polistena.

Si può ascoltare anche con lo sguardo, se impariamo a vedere, ad entrare nel cuore delle immagini dei nostri santini se, osservandoli, sappiamo ancora sorprenderci, stupirci, coglierne la bellezza, il senso della storia da essi veicolato e trasmesso e che va oltre l’immagine stessa.

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4 Responses

  1. Bruno La Marra

    Leggendo l’ interessante articolo dell’ avvocato Gamba ho riflettuto sulla realt del mio paese dove alle varie processioni partecipano pochissime persone e non si trovano portatori, per questo spesso vengono accorciate nel percorso o addirittura annullate.

  2. Bruno La Marra

    Chiedo scusa a Carmen Stillitano per aver confuso il nome dell’ autore dell’ articolo ( Stillitano) con quello del sito web ( Gamba), leggendo mi sembrava di assistere all’ evento

  3. Mariangela Costantino

    Ho letto con attenzione l’ articolo e mi complimento, lo stile di Carmen Stillitano è inconfondibile,chiarezza espositiva in un dettagliato fluire di informazioni storiche ed emozionali
    La nostra tradizione, calabrese, prevede itinerari di preghiera in occasione delle festività patronali e non. Carmen attraverso la parola ci accompagna in un cammino di comprensione e riflessione
    Può la fede in una società liquida e distratta? Può, anzi deve, aprire le coscienze, sottrarci al tempo dell’orologio, condurci al tempo interiore dove in silenzio ascoltare la voce misericordiosa. Chi si nutre di fede si sazierà perché a nulla serve il dio denaro, la salvezza risiede nel perdono, nello sguardo al diverso. Grazie Carmen dell’opportunità. Urge umiltà, quella dei Santi, contrapposta alla banalità e pochezza del nostro tempo

  4. Nicola Stillitano

    Molti elementi del tuo racconto mi sfuggivano ma grazie al tuo articolo credo sia doveroso da parte mia fare una tappa nella cittadina di Polistena ed ammirare il simulacro Religioso, la mia attenta lettura su una pagina da te descritta con chiarezza espositiva mi fa riflettere circa le numerose feste e tradizioni popolari nonchè su itinerari religiosi orgoglio di fede di cui in questo caso la Calabria si nutre, le tradizioni o fede Religiose sono collegate spesso ad episodi storici, ad eventi accaduti localmente, per comprenderne la storia e la vita di quel popolo che con dovizia di passione tramanda le tradizioni nel suo aspetto più intimo e di fede è necessaria la comprensione della sua storia locale

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