Il vestito dell’Addolorata

pubblicato in: Simbologia, Soggetti | 1

Sono diversi i riti che si svolgono durante la Settimana Santa. Fra questi, ve n’è uno in particolare che riguarda esclusivamente la Madonna Addolorata: la vestizione della statua.

Facciamo una premessa: questa pratica non riguarda delle statue vere e proprie, quanto piuttosto dei manichini, sui quali sono montati soltanto il busto, le braccia, le mani e la testa. Queste ultime appaiono anche all’esterno e pertanto sono anche curate dal punto di vista artistico.

Questi “manichini vestiti“, soprattutto nel Settecento, avevano come principali committenti le varie confraternite, che li facevano realizzare in legno e/o cartapesta ad alcuni artisti/artigiani.

Il particolare che più colpisce di questi simulacri è l’aspetto “umano”: sia i tratti del viso che il vestito sontuoso, fanno pensare a una comune donna che si prepara per andare a una cerimonia. Gli abiti, in particolare, si presentano di una sfarzosità a tratti eccessiva: le stoffe preziose del raso e/o della seta vengono ulteriormente arricchite da ricami realizzati con fili doro e/o argento.

La vestizione avviene prima della processione ed è un rito davvero particolare, piuttosto intimo, che di solito viene effettuato da una sola donna o al massimo da un piccolo gruppo di consorelle (se la confraternita consente alle donne di iscriversi).

Le madonne vestite, come ben sappiamo, sono una tematica molto ricercata dai collezionisti filiconici e quelle che riproducono le statue dell’Addolorata ne costituiscono una sottocategoria molto apprezzata.

In questo post, ne potete osservare due, che riproducono due madonne venerate a Napoli.

In particolare la seconda, è una bellissima incisione su rame, realizzata su carta vergellata nel 1791. Vi è ritratta la “MADRE ADDOLORATA – che si venera nella Scala S. eretta dentro la nobile Venerabile Reale Arciconfraternita de Bianchi de SS. Matteo e Francesco“.

L’Arciconfraternita in questione è fra le più antiche di Napoli e risale al 1557. Inizialmente era stata eretta nella Chiesa della Concordia Vecchia, ma già nel 1596 si spostò nella Chiesa dei Santi Francesco e Matteo. L’antico statuto della Confraternita, a proposito degli iscritti, vietava l’aggregazione alle “persone discole, di cattiva fama, e deturpata condizione“. Non potevano inoltre aderire cortigiani e servi, né potevano diventare Fratelli “Gobbi, Zoppi, Storpi, e Ciechi”.

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  1. angela

    Non ero a conoscenza di questo rito della vestizione grazie perchè con voi imparo sempre cose nuove e interessanti

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