Théodore van Merlen, incisore ed editore

Quella dei van Merlen fu una famiglia – o forse dovremmo dire dinastia – di produttori di immaginette religiose di Anversa. Il capostipite Abraham fu tra i primi editori fiamminghi, con i fratelli Wierix e i Galle, ad avere come committenti i gesuiti.

In questo post, voglio parlare dell’ultimo van Merlen, ovvero Théodore, nato ad Anversa l’11 novembre 1661 da Théodore, conosciuto appunto come “le pere” (il padre), e da Marie Wiggers, nonché fratello minore di Corneille.

Com’è noto, gli editori di Anversa dominarono il mercato delle immaginette religiose per lunghissimo tempo, dalla seconda metà del XVI fino agli inizi del XIX, allorché dovettero lasciare il posto agli editori francesi di Saint-Sulpice.

Se è molto semplice individuare un generico stile fiammingo, non è altrettanto facile distinguere quello specifico di ogni editore/incisore di Anversa. Aggiungiamo che fra essi vi furono alcuni – un nome per tutti, Bunel – che si limitarono a stampigliare il proprio nome sulle matrici create da altri.

Ciò vuol dire che non solo risulterà difficile distinguere la produzione di Théodore da quella degli altri van Merlen, ma addirittura sarà difficile distinguerla da quella di tutti gli altri fiamminghi. A meno che l’immaginetta non sia provvista della firma.

Dal punto di vista della tecnica le immaginette dei fiamminghi infatti si assomigliano tutte.

L’incisione in taglio dolce su pergamena che state osservando raffigura una particolare Santa Lucia – il nome è scritto in latino – che stranamente (ma non è vero) non è rappresentata con il suo attributo più conosciuto, gli occhi sul piattino, ma con la palma del martirio e la spada, che sta a indicare lo strumento con cui fu uccisa.

Come noterete, la figura è molto semplice – non è, come si dice, un’opera d’arte – e la coloritura a dir poco pessima. A questo proposito, va detto che queste immaginette erano prodotte per le masse e l’obiettivo degli editori era esclusivamente quello di fare soldi (come oggi, dopotutto).

Qualcuno potrebbe chiedersi perché la coloritura è così “brutta”, con sbavature. La spiegazione è che la maggior parte degli incisori/editori fiamminghi non erano anche enlumineurs (coloritori), per cui le immaginette stampate venivano poi affidate a persone comuni che le coloravano a casa, dietro compenso di pochi spiccioli a immaginetta.

E questo, a mio parere, rende questi piccoli tesori ancora più preziosi e interessanti.

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