Un caso di suicidio… santo

È noto a tutti i cattolici che solo Dio è «sovrano Padrone» della vita umana: «Siamo amministratori, non proprietari della vita che Dio ci ha affidato. Non ne disponiamo» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2280).

Ma se l’attuale posizione della Chiesa è possibilista sulla salvezza eterna delle persone che si sono procurate da sole la morte (Cat. 2283), in passato non era così. Il canone V del Concilio di Cahors, tenutosi nel 650, specificava che «chiunque, di sua propria volontà si getta nell’acqua, o si lega il collo, o si precipita da un albero, o si colpirà con coltello o si darà a una morte di qualsiasi tipo, di costui non sia mai ricevuta l’offerta di suffragio». E se lo stato di disperazione che induceva al grave gesto, nel Medioevo, era considerato un’aggravante, in quanto manifestava una scarsa fede nella misericordia divina, oggi al contrario «l’angoscia o il timore grave della prova, della sofferenza o della tortura, possono attenuare la responsabilità del suicida» (Cat. 2282). Il Catechismo attuale condanna infine in maniera grave il suicidio, nell’ipotesi in cui esso sia «commesso con l’intenzione che serva da esempio» (Cat. 2282)

Sorprenderà allora apprendere che esiste un caso nella letteratura agiografica, che narra di un suicidio esemplare, commesso da una santa, e non di una qualunque, ma di una martire, ovvero una persona che – caso unico – si è uccisa (e non fatta uccidere) per testimoniare la propria fede in Cristo.

Il suo nome è Apollonia di Alessandria.

Secondo la tradizione, dopo essere stata arrestata e torturata (per i colpi ricevuti in faccia, le caddero tutti i denti), i carnefici minacciarono di buttarla viva nel fuoco se non avesse bestemmiato il nome di Cristo. A quel punto, Apollonia chiese di essere lasciata libera per un attimo e approfittando della situazione si gettò spontaneamente in mezzo alle fiamme.

Come la Chiesa abbia potuto riconoscere lo status di martire a una morta suicida, lo leggiamo in un commento all’episodio, tratto dal volume II, “Vite de’ Santi”, pubblicato da Bardi nel 1797

«Non è certamente secondo le regole ordinarie, che prescrive la legge di Dio, il procurarsi la morte […] La Chiesa, che sola è giudice di un’azione così straordinaria, ha riconosciuto sempre nella Santa Vergine Apollonia un impulso speciale dal Santo Spirito, e ci ha proposto il di lei martirio come un’azione da ammirarsi, non come un esempio da imitarsi».

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