Fiori ricamati che nascondono tesori

La storia dell’immagine a stampa si intreccia con quella dei manufatti, in genere di provenienza conventuale. Ma se tutti conosciamo i famosissimi canivets intagliati a mano o le miniature realizzate su pergamena, pochi forse sanno che nei monasteri femminili, le suorine durante le ore ricreative creavano anche immaginette, la cui decorazione era costituita da ricami in stoffa (velluto, seta, raso).

La figura, come sappiamo, era miniata a mano, con colori ad acquerello o tempera, lumeggiati spesso con dorature. A chi fossero destinati questi preziosi pezzi si può solo ipotizzare: ad alti prelati o a nobili devoti che avevano il merito di elargire al monastero cospicue donazioni.

A differenza delle immaginette a collage, che erano appunto composte da pezzetti di vario genere, fra cui volti e mani ritagliati da stampe, l’immaginetta che vi sto mostrando è realizzata interamente a mano. Non solo, dunque il ricamo dei fiori, ma anche le figure sacre.

E dove sono queste figure? Se fosse un canivet meccanico francese diremmo che si tratta di un’immaginetta “a sorpresa”, nella quale sollevando un lembo di carta mobile, appare un’altra figura. Ecco, nel caso specifico, la figura è una miniatura che si trova sotto la rosa di stoffa realizzata al centro. Sollevando la rosa appare la figura di Santa Teresa d’Avila.

Ma la sorpresa – è il caso di dirlo – non finisce qui. Girando infatti l’immaginetta sul verso, sollevando la stessa rosa (ricamata allo stesso modo nel lato opposto) appare un’altra miniatura, che raffigura in questo caso un soggetto/oggetto particolare: la lingua di San Giovanni Nepomuceno.

Com’è noto – o forse non lo è affatto – nel 1719, quando fu aperta la tomba del Santo praghese, la sua lingua fu trovata intatta e incorrotta.

Il miracoloso ritrovamento ebbe un significato ancora più forte se si pensa all’episodio della morte del Santo. Secondo la tradizione, infatti, il sacerdote Giovanni Nepomuceno, dopo essere stato sottoposto dal re Venceslao IV a torture e violenze perché gli rivelasse -invano – quanto detto dalla sposa Giovanna di Baviera durante la confessione, fu gettato nel fiume Moldava, dove morì annegato.

Dunque, la lingua sta a simboleggiare quel silenzio che è la caratteristica peculiare del cosiddetto sigillo sacramentale, meglio conosciuto da tutti come segreto confessionale.

Tornando infine all’aspetto collezionistico, l’immaginetta in questione misura cm 9,8 x 14,3, è realizzata con la tecnica del ricamo su carta, con le figure miniate all’acquerello. I titoli sono scritti a mano con doratura.

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