L’epitafio è l’ultima vanità umana

pubblicato in: Generale, Simbologia, Soggetti | 2

Considero quella dei memento mori la categoria in assoluto più interessante del collezionismo filiconico.

Lo so che molti amici collezionisti non sono d’accordo, qualcuno anzi – letto il titolo di questo post – si sarà affrettato a toccarsi le parti basse, in mancanza di qualche oggetto metallico o di un cornetto a portata di mano.

Parlando seriamente, qualche giorno fa mi è capitata per le mani l’edizione italiana di un famoso memento mori, pubblicato dall’editore tedesco Joseph Lutzenberger intorno alla metà dell’Ottocento. Se qualcuno vuole soddisfare la sua curiosità ne ho parlato in QUESTO POST

L’immagine raffigura un uomo e una donna, appartenenti all’alta società, a giudicare dal loro abbigliamento. Sul margine superiore i versi seguenti

Bello tu sei, ma giù per l’erto calle
Declini, e morte è già dietro le spalle.
Copre il manto i difetti, e fa gran chiasso
Dispiega il foglio, e leggi un po’ da basso

Seguendo il suggerimento dell’ultimo verso, dispiegando il foglio gli stessi soggetti appaiono in modo diverso. In pratica, sotto i vestiti essi non sono altro che ossa. Al centro, un lussuoso sepolcro contiene la scritta: “L’EPITAFIO È L’ULTIMA VANITA’ UMANA

Ma leggiamo i versi che seguono

Oh uomo! specchiati – chi sei tu mai? Un plasma ignobile – di vermi e guai; – Un fuoco languido – che tosto è spento – Un po’ di polvere – che porta il vento; – Face che spezzasi – e cade al suolo; – D’auge per l’aere – rapido volo; – pur dall’esiglio – n’andrai felice – se lieto ascendere – nel Ciel ti dice

La risposta alle suddette domande è presto dettata dal diretto interessato, ovvero dal defunto, come si evince dall’immagine dell’uomo steso e divorato dai vermi

O guarda amico – qual è il mio stato, – ora da vermini – son divorato.
Qual tu sei bello – Tal’era anch’io, – a rivederci – dinanzi a Dio.

Il memento mori in questione fu stampato a Napoli, dalla Tipografia e Libreria Pontificia A. & Salv. Festa, attiva nel capoluogo partenopeo in San Biagio dei Librai n. 14, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento. Possiamo datare il nostro pezzo intorno agli anni 80.

Lasciatemi dire che immagini e testi sono spettacolari e particolarmente significativi. E perché no, in un certo senso, anche divertenti. Come queste massime, sempre tratte dallo stesso “reperto”

…Dalle fasce
S’incomincia a morir quando si nasce.

Non può rosa gentil girsene altera
Per sua bellezza; la vedremo a sera.

S’incomincia piangendo la vita,
E piangendo si chiude la fin!

Tornando al faceto,

Amici miei, che leggendo avrete la man consumata
or dico semplicemente: rilassatevi e fatevi una risata!

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2 Responses

  1. Gian Piero Pacini

    Sembra pensato prorpio per i napoletani, capaci di sorridere anche nelle peggiori situazioni. Un pò come i toscani secondo Curzio Malaparte.

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